martedì 7 novembre 2023

C'è ancora domani

"Vieni a vedere il film della Cortellesi?"

Lì per li stavo per dire di no, perché la Cortellesi non mi è mai piaciuta molto. Non per altro, solo uer una questione di pelle, probabilmente di pregiudizio. 

Ho detto: "Vediamo."

Poi mia sorella mi ha detto che è bello, che sicuramente mi sarebbe piaciuto. Allora ho richiamato la mia amica e abbiamo fissato la data e l'ora.

Mi è piaciuto moltissimo, forse ancora di più di quello di Scirsese con Di Caprio e De Niro.

Mi è piaciuto vedere quell'Italia du cui mi parlava mia nonna, un mondo che non ho conosciuto, ma di cui mi è arrivato il riflesso e che forse fa parte di me.

E così all'uscita, tra i grattacieli di CityLife, mentre il sole stava scomparendo e l'aria iniziava a farsi umida e fredda, mi è rimasto un solo dubbio: cos'avrà votato mia nonna, in quelle prime elezioni del dopoguerra, le prime elezioni aperte alle donne?



martedì 10 ottobre 2023

Un cane palestinese

Molti anni fa, a Monaco, avevo conosciuto un palestinese. Era una persona simpatica e gentile, assolutamente priva di senso dell'orientamento. Nonostante vivesse a Monaco da tempo, non sapeva mai dove si trovasse. Era molto amico di una ragazza israeliana. Un pomeriggio, a una festa in cui i rappresentanti dei vari paesi si esibivano in balli e canti tipici, alla fine dell'esibizione degli israeliani, un piccolo cane sgusciò sotto al palco abbaiando. "Ein palästinensischer Hund!" urlò la ragazza. 

Sono passate un po' di vite da allora e da tanto tempo non pensavo a loro. Non so se vivano ancora tutt'e due a Monaco, o se siano ancora amici. In questi giorni però ho pensato a loro, e al cane palestinese. Al loro modo di essere amici, al di là delle loro nazioni e delle loro religioni. Solo come due persone.






mercoledì 23 agosto 2023

Mattinata a Lione





Stamattina a Lione cercavamo un posto in cui fare colazione. Abbiamo incrociato una ragazza che credo non avesse ancora vent'anni. L'ho notata perché aveva una abito a tuta di Mango di cui mi era arrivata un'offerta tramite email. Camminava veloce, sembrava allegra, mi ha fatto pensare alla leggerezza di quando si è giovani.

Abbiamo fatto colazione, qualche foto, un ultimo giro per la città. Poi siamo tornati verso l'albergo e l'abbiamo incontrata di nuovo, all'inizio del ponte sul Rodano. L'ho riconosciuta da lontano, perché ho riconosciuto ancora il vestito. Mentre le passavamo accanto, però, ho visto che piangeva.

Le ho chiesto se potevamo aiutarla.

"Ma cosa fai??" mi ha chiesto mio marito, tirandomi per un braccio.. 

Lei si è grata, mi ha sorriso e mi ha detto di no.

Adesso che sono ritornata a casa, spero che abbia dimenticato il motivo per cui piangeva, che sia rimasto solo il sorriso, perché anche dimenticare in fretta fa parte della leggerezza della giovinezza.

domenica 30 luglio 2023

Un capo per amico

La prima volta che l'ho visto lavoravo da pochi giorni nella  società in cui lui non lavorava più da qualche mese. Era venuto per un pranzo con i suoi vecchi colleghi, che erano i miei nuovi colleghi. Ci fece ridere tutto il tempo, con le sue battute, con i suoi aneddoti. Anche il cameriere rideva e, alla fine del pranzo, mi sembrava di conoscerlo da tempo. 

Lo rividi per una cena e qualche aperitivo. Quando tornò a lavorare nella stessa società e diventò il mio capo, lo conoscevo ormai bene. 

Avevamo scelto una causa comune, quella di tenere in vita la società per cui lavoravamo. Era una causa persa in partenza, ma noi ci credevamo.

Abbiamo combattuto insieme per quella causa, in tutti i modi in cui abbiamo potuto. 

Me ne andai pochi mesi prima che lui annunciasse la chiusura, ma non abbandonai la nostra causa. Ricordo i nostri pranzi, con le insalate comprate da Eats, oppure i nostri caffè, in cui ci scambiavamo preoccupazioni e consigli. 

In ogni momento, ci salvava il suo senso dell'umorismo, la sua capacità di vedere il lato positivo e di strappare una risata spontanea a tutti. 

Dopo aver annunciato la chiusura della società, mi chiamò. "Non ti ho mica detto che è morto qualcuno!" esclamò ad un certo punto. 

Adesso, dopo oltre dieci anni, risento le sue parole e non posso credere che non sentirò più la sua voce, che non risponderà più ai miei messaggi. Mi mancherà per sempre. 

Dico che mi passerà ma so che non è vero. Soltanto mi abituerò e forse, adesso che l'ho scritto, sto già iniziando. 



martedì 25 luglio 2023

Una ragazza

Non ci penso quasi mai. Era un pomeriggio di fine estate del 1994, stavo andando a iscrivermi in palestra e non sapevo se poi avrei avuto voglia di andarci. Aspettavo l'autobus quando era esploso un temporale fortissimo. In pochi secondi mi ero ritrovata completamente fradicia, poi avevo sentito un rumore fortissimo dietro di me e,, quando mi ero girata,, avevo visto un albero crollato a pochi passi.

Alla fine mi sono iscritta in palestra, quella sera ho conosciuto un caro amico, qualche giorno dopo mio marito. La mia vita è continuata. 

Lei invece non è stata altrettanto fortunata e oggi voglio pensare a lei, alle cose che avrebbe fatto, al futuro che non ha avuto. La vita può essere cattiva e insensata.




sabato 22 luglio 2023

Barbie, tra film e realtà




Un giorno di ferie a luglio e piove. Il cinema resta il miglior posto in cui andare, soprattutto se è appena uscito il film più atteso dell'anno: Barbie. Un film che si preannuncia demenziale fin dai trailer, fin dai vestiti di Margot Robbie, che sembrano una caricatura della mostra infanzia, quando il massimo della trasgressione era un vestito lungo, per poi scoprire, appena qualche anno dopo, che preferivano le minigonne. Eppure, fin dai trailer, traspariva l'ironia dell'interpretazione di Margot Robbie, una che è intelligente proprio perché sa ridere.

Bastava questo: vedere Margot Robbie vestita da Barbie, che si diverte,per aver voglia di andare a vedere il film. 

E poi c'è Ryan Gosling, forse ancora più ironico, perché lui interpreta Ken, la spalla della protagonista, quello che c'è quando serve, e che non importa dove sia quando non serve. 

La settimana scorsa Danda Santini scriveva che sua madre non le ha mai comprato una Barbie, perché non la considerava una vera bambola. A me la Barbie la comprò mia madre, quando io non mi ero ancora accorta che esistesse. Sicuramente in seguito ebbe modo di pentirsi, perché quella prima Barbie si portò dietro uno stuolo di sue simili, di varie etnie, di Skipper, di vestiti, scarpe, docce, roulotte e piscine. Persino un Ken.

Io credo che la Barbie sia una bambola formativa per la vita di una bambina proprio perché non è una bambola canonica, a cui devi fare da madre. Barbie è Barbie, che vive per se stessa, che si sceglie una professione, i vestiti, cosa fare della sua vita e delle sue giornate. Attraverso Barbie le bambine di varie generazioni hanno sognato il loro futuro, quel momento in cui sarebbero state grandi e avrebbero potuto scegliere le loro giornate senza più chiedere il permesso di fare qualcosa. 

Non importa se poi nella vita adulta quelle bambine hanno fatto altro da quello che avevano immaginato, tipo indossare una minigonna invece che un abito lungo. Quei pomeriggi di giochi hanno fatto capire loro che potevano decidere e essere. 

Da quello che avevo sentito, mi aspettavo la solita retorica femminista e vittimista, ma non è stato così. Mi è piaciuto il legame tra Barbieland e il Mondo Reale, i pensieri di chi gioca con le Barbie che si riflettono sulle bambole. Mi è piaciuto che finalmente si dicesse che può essere più facile vivere in secondo piano, cedere ad altri il potere di decidere. Mi è piaciuto che prevalga la voglia di fare quello sforzo e di uscire allo scoperto, nonostante la fatica che costa prendersi quello a cui troppo spesso si rinuncia. E infine mi è piaciuto il superamento della logica da toilette, di quella linea di demarcazione tra uomini e donne, la consapevolezza che nessuno debba prevalere.

Mi è piaciuto meno quello che ho visto in sala. 

Nonostante fosse un pomeriggio in settimana, c'erano parecchie persone, quasi tutte donne. C'erano ragazze con addosso qualcosa di rosa, quasi tutte con dei top, alcune con addirittura la scritta Barbie. 

Purtroppo alcune con la pancia che strabordava dallo spazio tra il top e la gonna e un enorme secchio di popcorn appoggiato accanto, nello spazio apposito del poggiabraccio. Perché nei cinema di adesso non può mancare lo spazio per i popcorn. E anche le dimensioni devono essere esagerate e enormi. Così come non possono mancare dei bicchieroni di bibite zuccherate. Sono dimensioni e cibi che abbiamo importato dagli USA, come Barbie. Eppure Barbie, con il suo fisico troppo perfetto, con i suoi vestiti invidiabili, non è riuscita a far venire voglia alle ragazze di alimentarsi in modo sano, non tanto per entrare in quei vestiti, ma per non compromettere la propria salute. 





martedì 13 giugno 2023

Saper tacere

Il 7 agosto 1938, mentre stava scrivendo "Romanzo teatrale", una critica feroce contro Stanislavskij, il direttore del Teatro dell'Arte di Mosca, Bulgakov ricevette la notizia della sua morte.

«Di lui non c'è più niente da dire. Egli è morto,» stabilì. E non ne parlò più, interrompendo il romanzo. 

Lessi questo aneddoto dopo aver acquistato il libro, mentre tornavo a casa, e mi irritai: avevo comprato un libro che l'autore aveva deciso di non finire. 

Solo tempo dopo, dopo averlo letto, capii che in fondo la parte più importante era proprio quel non detto, quel non scritto, quella decisione di tacere. Non è da tutti.

Ci ho ripensato ieri, quando la morte di Berlusconi ha buttato all'aria la nostra giornata. Sarà l'ultima volta che entra nelle nostre vite. O meglio, la sua adesso è un'uscita e non poteva essere diversa perché, nel bene e nel male, comunque la si pensi, è stato l'uomo più importante degli ultimi trent'anni in Italia. 

Non votai per lui nel 1994, non so nemmeno se ascoltai il suo discorso di discesa in campo, perché allora internet non era a portata di mano, una cosa o la sentivi o non potevi recuperarla. Probabilmente ieri è stata la prima volta che l'ho ascoltato e l'ho trovato bellissimo. È uno di quei discorsi che, se l'avessi ascoltato oggi, mi sarebbe piaciuto molto. Ma oggi conosco la cappa della mancanza di libertà, dell'imposizione di un pensiero e della difficoltà di esprimerne un altro. Allora, nel 1994, avevo la libertà e la giovinezza che credevo non se ne sarebbero mai andate.

I discorsi e le immagini di ieri mi hanno riportato alla memoria così tanti ricordi di un tempo che è sparito ma a cui ripenso volentieri. Berlusconi non mantenne le promesse di quel suo discorso. Forse gli ostacoli che si trovò davanti erano troppo alti. Forse perse la voglia. Eppure anche ieri è emersa la differenza tra chi quegli anni li ha vissuti in un modo e chi in un altro. Tra chi riesce a rifugiarsi nell'ironia e chi non riesce a tacere nemmeno davanti a una bara aperta.