Avrei voluto parlare d'altro, ma in questi giorni non sembra possibile: gli argomenti sono ostinatamente due, il Papa e il fascismo e spesso sono strettamente intrecciati.
Ho scritto che le dichiarazioni e le autocertificazioni di antifascismo sono inutili perché l'abbiamo visto benissimo cinque anni fa chi sono i fascisti e mi hanno risposto che sono ridicola a rivangare cose di cinque anni fa. Loro invece sono ancora attaccati con unghie e artigli a quelle di ottant'anni fa.
Il problema è che io invece tendo a dimenticare, i ricordi di quei primi giorni di covid e degli anni che sono seguiti stanno sbiadendo e sfumano quasi nell'irrealtà. Invece io voglio ricordare, devo ricordare perché quello che è successo può succedere ancora. Perché quelli che denuncivano il vicino se usciva troppo spesso sono ancora fra noi, sono piene le nostre strade, li incontriamo ovunque. E i politici che sollecitavano le segnalazioni sono ancora in Parlamento. Il fascismo è subdolo, va oltre le etichette e te lo trovi davanti quando meno te l'aspetti. Spesso sgorga dall'invidia di persone che ci sono vicine, a cui vogliamo bene. Come è capitato a me, quando mi sono ritrovata di fronte l'astio di chi non sopportava il mio stile di vita. Ogni tanto li rileggo, quei messaggi, per ricordarmi, per non cascarci ancora. Perché ci sono persone che non andrebbero mai in palestra ma ti odiano se ci vai. Perché ci sono persone che indosserebbero sempre felpe e jeans sformati (ogni tanto anch'io) ma ti odiano se indossi il tailleur di Liu Jo. Perché ci sono persone che vogliono cenare presto e andare a letto presto ma ti odiano se torni tardi dal lavoro e ceni tardi. Ti odiano soprattutto se a cena mangi la pasta, se ti concedi un dolce e ti permetti di non ingrassare.

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