martedì 2 giugno 2026

Il primo voto

La retorica che si sta consumando oggi sul voto delle donne è stucchevole.
Mia nonna fu una di quelle prime donne al voto, eppure non ci avevo mai pensato, prima di vedere il film della Cortellesi. Perché mia nonna ci raccontava moltissime cose: del suo primo giorno di scuola, del suo matrimonio in una chiesa bombardata, della guerra e dell'odiata divisa, che rendeva tutti uguali, del suo lavoro in una sartoria. Ma non ci parlò mai di quel suo primo voto e probabilmente non ne parlò perché non aveva niente da dire, perché non fu un'emozione più di quanto non lo fosse il rinnovo della carta d'identità. Eppure votò sempre perché per lei il voto era un dovere prima che un diritto e lo prese  sempre seriamente. Ricordo ancora i giornali aperti sul tavolo del suo soggiorno e le domande che faceva a mio padre. Perché non voleva sbagliare, perché voleva che il suo voto, che era solo in mezzo a una miriade di altri voti, fosse ragionato. Altrimenti avrebbe votato ma senza aver fatto il proprio dovere. 
E per me, che considero il voto solo un diritto e se qualcuno non vuole esercitarlo, è solo una sua legittima rinuncia, è estremamente noioso sentire persone che blaterano di voti e di conquiste, e poi si recano al seggio, armate soltanto dalla loro religione politica e dalla loro intolleranza verso chi segue altre strade di pensiero. 



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venerdì 20 marzo 2026

Quello che mi hai insegnato

C'è un momento in cui ti accorgi che quasi tutto quello che sai fare te l'ha insegnato tuo padre.
Sono gesti inconsci, che ti stanno addosso dall'infanzia, da quando forse non sapevi mettere insieme un pensiero compiuto. Immagini sfocate, di cui resta la sensazione di una felicità confusa. 
In questi giorni sto ritrovando mio padre in tutto questo, nei gesti che faccio abitualmente e che non ricordavo di avere imparato in un giorno lontano. C'è qualcosa di lui che sarà sempre dentro di me.



domenica 22 febbraio 2026

Vecchie fotografie

Le vecchie foto sono lì per ricordarci tutto quello che eravamo e che gli altri sono stati per noi.
Poi ogni tanto spunta una faccia che non ricordiamo più e allora significa che siamo diventati quello che siamo anche per quegli incontri e per quei momenti insignificanti. Siamo diventati quello che siamo anche per quello che abbiamo dimenticato.



venerdì 9 gennaio 2026

Crans Montana

È stata la prima notizia che ho letto quest'anno quando, appena sveglia, ho guardato il telefonino. La prima notizia di un anno che è iniziato nel peggiore dei modi. Una notizia orribile che stride con la bellezza e l'allegria che emerge dalle foto di questi ragazzi, felici e spensierati, con la vita davanti. 
Quello di Crans Montana è un incubo che non lascia spazio ad altro. È un orrore che mi richiama alla mente ricordi di quando ero troppo piccola per avere memoria, ma che mi porto dentro perché mi sono stati raccontati così tante volte e perché ho visto i segni che hanno lasciato. 
E insieme all'orrore crolla il mito di un paese sicuro, di un paese efficiente, con norme certe e cittadini che le rispettano. Un paese che dice quando si può tirare lo sciacquone del gabinetto e quando far andare la lavatrice, ma che è crollato davanti al rispetto delle sue stesse regole e dri suoi controlli, come credevamo che potesse succedere solo da noi.