E così ho ripensato a quando io ho iniziato ad accettare l'inverno. È stato quando ho imparato a scegliere i vestiti invernali, perché, anche se fa freddo e ci si deve coprire, si può farlo meglio. Meglio non è per tutti uguale, ma è quello che fa sentire una persona a proprio agio, che la fa sentire felice di svegliarsi e vestirsi per uscire, anche se il tempo non è quello che vorrebbe. Il vestito è una cosa seria, non solo perché indica come ti poni nei confronti degli altri, ma anche perché ti fa sentire a tuo agio o a disagio. Perché è quello che determina la tua giornata e può cambiare la percezione di quello che ti capita. In ogni stagione e senza tediare gli altri.
Della mia città amavo la velocità, la frenesia di voler fare tutto e la possibilità di farlo. Amavo i cinema, i teatri, le mostre, ma anche i ristoranti, i negozi, il traffico. Amavo gli inverni lunghissimi, che speravo finissero presto, e le estati torride. Amavo la nostalgia del mare, la voglia di partire e la gioia di tornare. Adesso non lo so più perché ora questa città non sarà più la stessa.
sabato 26 luglio 2025
È sempre questione di vestiti
Alzare la tapparella e ritrovarsi davanti una giornata grigia e piovosa che sembra novembre anche se è luglio è una delle cose che mi rendono più nervosa. È così da sempre e non posso farci niente: in estate voglio l'afa e il caldo. Poi in inverno ho imparato ad accettare la pioggia e il freddo, mentre chi non ama l'estate non si rassegna e continua a combatterla a colpi di lamentele, misurazioni fantasiose dei gradi, aria condizionata che simula le stesse temperature di quando, in inverno, alzano il riscaldamento oltre i limiti della vivibilità. Intanto continuano a girare, con scarpe da ginnastica e jeans, lamentandosi per il caldo.
domenica 20 luglio 2025
Modelli
Leggendo i giornali di questi giorni o ascoltando i notiziari appare nitida una certezza: riqualificazione significa sbarrare la strada alle macchine per mettere dei tavoli da ping pong al centro di piazze disegnate con i gessetti e abbandonate agli ubriachi. Oppure lasciare che l'erba cresca incolta, che proliferino i topi (che si chiamano biodiversità). O ancora disegnare piste ciclabili inutilizzate perché pericolose.
Trasformare invece il territorio degradato delle ex Varesine nel Bosco verticale è una terribile speculazione, una voglia di miglioramento imperdonabile, una spinta verso l'alto (in tutti i sensi) che ispira disgusto. E da qui ripartono i giudizi razzisti contro i milanesi, che mettono in luce la tristezza di chi preferisce il basso, di chi pensa che ci si debba accontentare del peggio, ma poi scopre di non essere contento, perché se qualcuno va oltre gli rovina la gioia della sua mediocrità.
Se ci sono stati degli abusi e delle irregolarità, è giusto che siano sanzionati, ma i moralismi che si stanno scatenando ora, senza nessuna prova o certezza, soltanto perché erano lì, pronti da tempo, in attesa di essere buttati fuori dimostrano solo tutti i limiti di un modello che, per fortuna, non è quello di Milano.
sabato 12 luglio 2025
Abbigliamento e Scala
Da qualche giorno si parla del nuovo regolamento della Scala, che vieta canottiere, bermuda, infradito. Sono rimasta stupita perché ero convinta che queste regole già esistessero, che non si potesse entrare alla Scala vestiti da spiaggia. Mi stupisce anche che finora abbiano fatto entrare qualcuno con un abbigliamento del genere. E non perché la Scala debba essere un luogo per ricchi in abiti costosi, ma proprio perché si può essere vestiti in modo decente e adatto al luogo anche spendendo poco, anche riciclando vestiti di tutti i giorni. Sempre che si sia stati abbastanza lungimiranti da comprare vestiti decenti.
A me i vestiti piacciono e il discorso dei vestiti mi appassiona. Credo che vestire in modo adeguato al tempo e al luogo sia sintomo di quello che si è, di come ci si pone davanti alle cose e davanti a sé stessi. Da questo dipende anche il modo in cui le si vive. Tanti anni fa compresi che l'inverno diventava più bello se, invece di infagottarmi in abiti pesanti e informi, indossavo vestiti che mi piacevano, se cercavo gonne, maglioni e stivali, ma anche cappotti, che mi facevano sentire a mio agio e mi facevano odiare meno il brutto tempo. Chi odia l'estate e si lamenta per il caldo, forse dovrebbe sostituire i jeans e le scarpe da ginnastica con abiti di lino e scarpe leggere, che la rendono più sopportabile. Chi ama la Scala però dovrebbe rispettarla abbastanza da indossare abiti decenti. Che poi, cercare vestiti, è sempre divertente.
domenica 6 luglio 2025
Estate
Il mese di giugno è stato bellissimo, un mese di sole, caldo, poca pioggia. Da qualche anno non c'era un giugno come questo e per me è stato come rinascere. Avevo bisogno di estate.
Ma purtroppo l'estate dura poco e luglio promette già temporali e brutto tempo.
Eppure a giugno, durante questo mese, sì molto caldo, ma arrivato dopo mesi di pioggia e un'estate, quella scorsa, costellata da temporali, c'è stato chi ha trovato il tempo di lamentarsi, fin dai primi giorni. Lamentele e gradi, spesso esagerati, indicati sulle bacheche di Facebook, quasi a volersela prendere con qualcuno per lo scandalo che in estate faccia caldo. Senza rendersi conto che lamentarsi per il caldo è da sfigati, soprattutto se si indossano jeans e scarpe pesanti.
Io odio il freddo, odio la pioggia e le scarpe pesanti, ma non mi lamento ogni giorno per l'autunno e l'inverno, non propino i gradi e il numero delle precipitazioni.
Mi piace vestirmi bene, con il lino è più facile che con i vestiti pesanti e da pioggia, ma cerco di rendermi più facili i mesi invernali cercando vestiti che mi piacciono, giocando con le giacche e accostando il nero a colori più vivaci. Perché chi ama l'estate è, per forza di cose, più solare. Chi non ama l'estate non ama i vestiti estivi, si lamenta ma continua a vestirsi in modo non estivo. Credo che non amare l'estate sia un problema più profondo, credo che nasconda un disagio d'altro tipo, che porta a non adattarsi e a immusonirsi e basta.
sabato 5 luglio 2025
Nozze a Venezia
È passata una settimana dalle nozze di Bezos a Venezia, eppure i commenti non si sono ancora spenti. La maggior parte è esilarante: si parte dalla lotta di classe e si arriva fino alla volgarità dell'ostentazione della ricchezza.
C'è chi dice che Bezos si è arricchito senza redistribuire nulla, dimenticando che anche organizzare un matrimonio monumentale significa redistribuire. C'è chi minimizza la sua donazione, perché tanto per lui vale come per altri un etto di focaccia, senza capire che la differenza sta proprio qui: è meglio che Venezia sia presa d'assalto da un turismo che si compra un etto di focaccia o dal riccone di turno, cha dà lavoro agli alberghi superstellati, nei quali altrimenti non andrebbe nessuno?
Per me deve esserci posto per entrambi e se c'è il riccone che ogni tanto si sposa a Venezia, è più facile che si crei lo spazio anche per chi si compra un etto di focaccia
La cosa più triste sono però i commenti sulle mogli di Bezos. Da un lato disegnano la prima moglie come una sfigata, mollata per quella più giovane e bella, saltando il particolare che la prima moglie è quella più giovane e che proprio lei si è già risposata e ridivorziata, con un menefreghismo tutt'altro che sfigato.
Della nuova moglie non si fa altro che parlare di quanto si sia rifatta e risiliconata, dimenticando il suo lavoro e, soprattutto, che rifarsi, come non rifarsi, dovrebbe essere una scelta di libertà individuale, una cosa molto personale, che non riguarda gli altri.
Non è invidia sociale, dicono e ribadiscono quelli che hanno basato la loro vita sulle conoscenze esclusive, sugli eventi privati, sugli acquisti tramite il passaparola. Quelli che sono ricchi e nobili per nascita e che restano tali anche quando scendono in battaglia per la lotta di classe. Tutte le loro sicurezze fondano sull'aver imparato dalla nascita che non si dice "buon appetito" e nemmeno "piacere". Sono quelli che hanno sempre frequentato le persone giuste e che hanno la mentalità così aperta da riconoscere sempre la marca dei vestiti delle persone che hanno di fronte. Sono quelli che partecipano a eventi sfarzosi ma inorridiscono se Bezos usa la sua per organizzarsi il matrimonio. Sono quelli che stanno dalla parte dei più deboli ma non sopportano la mancanza di stile di chi, lavorando, si è arricchito. E verrebbe da far notare che lo stile, quello vero, ce l'ha insegnato un secolo fa una donna che si è arricchita con il suo lavoro, Coco Chanel.
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