La retorica che si sta consumando oggi sul voto delle donne è stucchevole.
Mia nonna fu una di quelle prime donne al voto, eppure non ci avevo mai pensato, prima di vedere il film della Cortellesi. Perché mia nonna ci raccontava moltissime cose: del suo primo giorno di scuola, del suo matrimonio in una chiesa bombardata, della guerra e dell'odiata divisa, che rendeva tutti uguali, del suo lavoro in una sartoria. Ma non ci parlò mai di quel suo primo voto e probabilmente non ne parlò perché non aveva niente da dire, perché non fu un'emozione più di quanto non lo fosse il rinnovo della carta d'identità. Eppure votò sempre perché per lei il voto era un dovere prima che un diritto e lo prese sempre seriamente. Ricordo ancora i giornali aperti sul tavolo del suo soggiorno e le domande che faceva a mio padre. Perché non voleva sbagliare, perché voleva che il suo voto, che era solo in mezzo a una miriade di altri voti, fosse ragionato. Altrimenti avrebbe votato ma senza aver fatto il proprio dovere.
E per me, che considero il voto solo un diritto e se qualcuno non vuole esercitarlo, è solo una sua legittima rinuncia, è estremamente noioso sentire persone che blaterano di voti e di conquiste, e poi si recano al seggio, armate soltanto dalla loro religione politica e dalla loro intolleranza verso chi segue altre strade di pensiero.
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