giovedì 13 agosto 2026

Una donna in carriera

Ieri sera ho rivisto "Una donna in carriera". Non lo rivedevo da molti anni e mi fa sempre piacere guardare le pettinature gonfie e le spalle esagerate. È bello osservare come eravamo quando eravamo giovani e forse non eravamo così felici come vogliamo ricordarci oggi, ma sicuramente ci siamo divertiti. 

In questo film c'è poi una scena in cui una tizia con la puzza sotto al naso chiede a Melanie Griffith se legga W, come se leggere W sia vergognoso. E Melanie Griffith risponde che lo legge, come legge tante altre cose, perché le idee geniali si possono trovare ovunque. E su queste letture, ripensate e abbinate, alla fine costruisce la sua carriera. 

Mi sono venute in mente tutte le volte in cui qualcuno mi ha detto che non legge un certo giornale, non guarda certi canali, non legge determinati autori. C'è persino chi (e non sono pochi) si vanta di non leggere la stampa italiana. Viene da chiedersi quando abbiamo iniziato a dare più valore alla puzza sotto al naso che al cervello, che comunque c'era anche sotto le pettinature coronate e sopra le spalle imbottite. 




martedì 11 agosto 2026

Agosto

Non sono una fan dell'agosto a Milano, della città deserta. La città deserta mi mette malinconia e a volte paura. Credo sia un retaggio di quando ero bambina e la città si svuotava, non restava più nessuno con cui giocare. 
Partivamo tardi, intorno al 4 agosto, che adesso sarebbe presto, ma allora non c'era più nessuno, il cortile era deserto e restavano solo i ricordi dei giochi di qualche giorno prima. Non vedevo l'ora si partire. Facevamo vacanze bellissime, in posti sempre diversi, che oggi conoscono tutti e allora solo pochissimi. Mi annoiavo a morte, perché non conoscevo nessuno e non avevo nemmeno voglia di conoscere quei bambini, che non sapevo da dove venissero e che sarebbero tornati nel loro oblio dopo una decina di giorni. Per i miei genitori era inconcepibile che la mia socialità scomparisse completamente durante le vacanze. Fatico anch'io a capirlo adesso, ma allora era così e affogavo la mia voglia di tornare a casa, ai miei amici di sempre, in bagni solitari e silenziosi. Eppure le vacanze in cui riuscivo a rompere quel mio muro di solitudine sono tra i ricordi più belli di quei giorni al mare, tanto aspettati e poi detestati. Invidiavo gli amici che andavano al paese dei genitori e ritrovavano i cugini come compagni di giochi. Invidiavo le amiche che andavano in posti banali, sempre gli stessi, e ritrovavano gli amici degli anni precedenti. Aspettavo la mia vita di sempre, che mi sembrava bellissima, e facevo progetti per il nuovo anno, che sarebbe iniziato a settembre. 
I nostri giorni di mare sembravano eterni, ma in realtà erano pochi e la vacanza si concludeva con una manciata di giorni in giro, a visitare città e paesi. Quella era la parte della vacanza che preferivo, nonostante i lunghi tragitti in auto, ad ascoltare sempre le stesse cassette, che ci riportavano immagini di un anno appena trascorso. 
Ho iniziato ad apprezzare le vacanze e le lunghe giornate di mare quando ho iniziato a trascorrerle con mio marito. Le aspetto durante l'anno, come aspetto i nostri viaggi e persino le vacanze in montagna. 
Di solito partiamo intorno al 10 agosto e la città mi mostra ancora il volto deserto di quei giorni da bambina. La detesto come allora, sento la stessa malinconia che scompare nel momento in cui metto piede in un aeroporto. Siamo tornati anche in alcuni di quei luoghi stupendi e sono riuscita finalmente ad apprezzarli.
Dicono che adesso la città non sia più così deserta e io invece vedo i ristoranti chiusi, I negozi chiusi, vado nell'unica palestra aperta. 
In quest'estate triste del 2026 non aspetto nemmeno il momento in cui anch'io mi butterò nella mischia delle vacanze. Mi godo l'idea di una passeggiata sul lago, una cena nell'unico tra i nostri ristoranti preferiti che sia ancora aperto. E intanto mio padre mi chiede quando partiremo. Rispondo in modo evasivo. Lui lo sa che non partiamo per lui, ma non voglio dargli il dispiacere di dirglielo. Glielo devo per tutte quelle vacanze, in luoghi bellissimi, che gli ho rovinato, quando la cappa di misantropia mi avvolgeva, davanti a un mare sconosciuto. 



giovedì 23 luglio 2026

La maternità

La Fagnani mi è simpatica e proprio per questo mi è dispiaciuto quando mi è apparso il reel dell'intervista in cui Marzullo le ha chiesto se le sia mancato un figlio. Mi è dispiaciuto perché credevo che la Fagnani fosse una persona simpatica e ironica, capace di rispondere anche alle domande che lei fa a Belve. Perché è vero che quella di non rispondere è sempre un'opzione, ma è l'opzione che butta un'ombra un po' triste su chi la sceglie. E lei ha scelto di rispondere senza in realtà farlo, rimproverando l'intervistatore per una domanda a suo parere retrograda e perché secondo lei la maternità si esplica anche con gli amici e i cani.
Si diventa però madri anche nel 2026 e anche nel 2026 le donne devono fare i conti con l'essere o non essere madri. Non so se capiti anche agli uomini di dover fare i conti con la paternità, ma credo di sì. 
Io sono una donna e c'è stato un tempo in cui mi è mancato, e molto, non avere figli. Poi la mancanza si è affievolita, stemperata da tutte le cose che posso continuare a fare. Forse tornerà più avanti, tra qualche anno, magari quando sarò in un letto d'ospedale e nessuno verrà a trovarmi. Ma forse non verrebbe nessuno neanche se avessi dei figli. Perché immaginiamo i figli che non abbiamo avuto come degli esseri meravigliosi, capaci di ereditare le nostre migliori qualità e di evitare i peggiori difetti. E invece ci deluderebbero, come possono deludere solo le persone che amiamo di più e come un cane non deluderebbe mai. 



martedì 2 giugno 2026

Il primo voto

La retorica che si sta consumando oggi sul voto delle donne è stucchevole.
Mia nonna fu una di quelle prime donne al voto, eppure non ci avevo mai pensato, prima di vedere il film della Cortellesi. Perché mia nonna ci raccontava moltissime cose: del suo primo giorno di scuola, del suo matrimonio in una chiesa bombardata, della guerra e dell'odiata divisa, che rendeva tutti uguali, del suo lavoro in una sartoria. Ma non ci parlò mai di quel suo primo voto e probabilmente non ne parlò perché non aveva niente da dire, perché non fu un'emozione più di quanto non lo fosse il rinnovo della carta d'identità. Eppure votò sempre perché per lei il voto era un dovere prima che un diritto e lo prese  sempre seriamente. Ricordo ancora i giornali aperti sul tavolo del suo soggiorno e le domande che faceva a mio padre. Perché non voleva sbagliare, perché voleva che il suo voto, che era solo in mezzo a una miriade di altri voti, fosse ragionato. Altrimenti avrebbe votato ma senza aver fatto il proprio dovere. 
E per me, che considero il voto solo un diritto e se qualcuno non vuole esercitarlo, è solo una sua legittima rinuncia, è estremamente noioso sentire persone che blaterano di voti e di conquiste, e poi si recano al seggio, armate soltanto dalla loro religione politica e dalla loro intolleranza verso chi segue altre strade di pensiero. 



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venerdì 20 marzo 2026

Quello che mi hai insegnato

C'è un momento in cui ti accorgi che quasi tutto quello che sai fare te l'ha insegnato tuo padre.
Sono gesti inconsci, che ti stanno addosso dall'infanzia, da quando forse non sapevi mettere insieme un pensiero compiuto. Immagini sfocate, di cui resta la sensazione di una felicità confusa. 
In questi giorni sto ritrovando mio padre in tutto questo, nei gesti che faccio abitualmente e che non ricordavo di avere imparato in un giorno lontano. C'è qualcosa di lui che sarà sempre dentro di me.



domenica 22 febbraio 2026

Vecchie fotografie

Le vecchie foto sono lì per ricordarci tutto quello che eravamo e che gli altri sono stati per noi.
Poi ogni tanto spunta una faccia che non ricordiamo più e allora significa che siamo diventati quello che siamo anche per quegli incontri e per quei momenti insignificanti. Siamo diventati quello che siamo anche per quello che abbiamo dimenticato.



venerdì 9 gennaio 2026

Crans Montana

È stata la prima notizia che ho letto quest'anno quando, appena sveglia, ho guardato il telefonino. La prima notizia di un anno che è iniziato nel peggiore dei modi. Una notizia orribile che stride con la bellezza e l'allegria che emerge dalle foto di questi ragazzi, felici e spensierati, con la vita davanti. 
Quello di Crans Montana è un incubo che non lascia spazio ad altro. È un orrore che mi richiama alla mente ricordi di quando ero troppo piccola per avere memoria, ma che mi porto dentro perché mi sono stati raccontati così tante volte e perché ho visto i segni che hanno lasciato. 
E insieme all'orrore crolla il mito di un paese sicuro, di un paese efficiente, con norme certe e cittadini che le rispettano. Un paese che dice quando si può tirare lo sciacquone del gabinetto e quando far andare la lavatrice, ma che è crollato davanti al rispetto delle sue stesse regole e dri suoi controlli, come credevamo che potesse succedere solo da noi.