venerdì 9 gennaio 2026

Crans Montana

È stata la prima notizia che ho letto quest'anno quando, appena sveglia, ho guardato il telefonino. La prima notizia di un anno che è iniziato nel peggiore dei modi. Una notizia orribile che stride con la bellezza e l'allegria che emerge dalle foto di questi ragazzi, felici e spensierati, con la vita davanti. 
Quello di Crans Montana è un incubo che non lascia spazio ad altro. È un orrore che mi richiama alla mente ricordi di quando ero troppo piccola per avere memoria, ma che mi porto dentro perché mi sono stati raccontati così tante volte e perché ho visto i segni che hanno lasciato. 
E insieme all'orrore crolla il mito di un paese sicuro, di un paese efficiente, con norme certe e cittadini che le rispettano. Un paese che dice quando si può tirare lo sciacquone del gabinetto e quando far andare la lavatrice, ma che è crollato davanti al rispetto delle sue stesse regole e dri suoi controlli, come credevamo che potesse succedere solo da noi.



sabato 22 novembre 2025

Film

Ieri sera abbiamo visto "30 notti con il mio ex". Sono stata io a insistere, perché avevo voglia di una commedia, di qualcosa di divertente, che mi tenesse sveglia fino alla fine, in un venerdì sera in cui ero già assonnata. 
Qualche battuta ogni tanto, per il resto una noia, un film senza senso. 
Un film può essere bello senza essere cultura, restando solo intrattenimento, ma se è brutto è inutile tirere in ballo la cultura, sarebbe meglio fare meno film e farli meglio. 
Mi è tornato in mente il libro su Dina Galli, che ho appena finito, il suo bisogno di autofinanziare i suoi spettacoli o di trovare qualcuno che li finanziasse. Sono convinta che anche oggi, se ci fosse questa necessità, ci sarebbe più impegno per la qualità di quello che si produce, meno spreco in film che non valgono la pena, meno storie basate sul nulla. Purtroppo invece c'è solo la voglia di fare un film tanto per farlo, per non farsi dimenticare e non perdere altre forme di guadagno. Il bisogno che un film si autofinanzi forse risolverebbe anche il problema dei film che non di riescono a vedere perché stanno fuori troppo poco, oppure perché vengono proiettati in orari improbabili. Credo che niente abbia fatto male al cinema come fargli perdere il contatto con chi i film dovrebbe (vorrebbe) vederli.


sabato 25 ottobre 2025

In comune

 Ieri in comune. 
"Hai l'appuntamento per rifare la carta d'identità?"
"Sì, alle 11:30."
"Hai la foto?"
Vorrei chiedere perché non ci diamo del lei, visto che non ci conosciamo, ma decido di evitare tensioni prima ancora di ricevere il biglietto per l'attesa. 
Anche l'uomo prima di me e quello dopo hanno l'appuntamento alle 11:30, ma c'è solo uno sportello aperto e una carta d'identità richiede circa mezz'ora. Aspettiamo. 
Poi entra un uomo e dice di aver perso i documenti. 
"Hai l'appuntamento? No? Allora devi prenderlo e poi tornare."
"Ma c'è solo fra tre giorni, io ho bisogno un documento!"
"Devi avere l'appuntamento."
La donna accanto a me esplode, perché anche lei ha smarrito i documenti e da due giorni la rimbalzano da un ufficio all'altro e si sente clandestina. Ed entrambi si avvicinano allo sportello, perché senza un documento non possono andare da nessuna parte e hanno bisogno il documento per fare qualsiasi cosa. La denuncia non basta, non serve a niente, perché con la denuncia non si può fare nulla. Hanno fatto code e perso giornate di lavoro e questo documento sta venendo a costare una fortuna. L'uomo vuole un certificato con cui dichiarano che non possono fargli la carta d'identità. La donna vuole parlare con il responsabile. 
Quando me ne vado, sono entrambi ancora davanti allo sportello, rivendicando il diritto a un'identità bloccata dalla burocrazia. Non so come sia finita, ma l'assurdità di questa situazione mi è rimasta addosso.



venerdì 10 ottobre 2025

Sussidi

Per chi vive di sussidi e di finanziamenti statali la distruzione del negozio di chi lavora per vivere è un evento senza importanza. La visione cambierebbe sicuramente se solo si rendessero conto che sono le tasse pagate anche da quel negozio a rendere possibile il loro sussidio o il loro finanziamento statale. Ma vivere di sussidi e finanziamenti disabitua a ragionare.



domenica 28 settembre 2025

Le cose finiscono

Doveva succedere prima o poi: le cose finiscono.  E così,  nella prima cena dopo le vacanze, Edoardo ci ha detto che molto probabilmente chiuderà il suo ristorante. Perché ha investito tanto e i risultati non sono stati quelli sperati. Perché la gente preferisce meno qualità, meno sperimentazione, ma prezzi più bassi. Perché forse anche nella ristorazione è finita un'epoca, dovuta forse anche al fatto che le  persone hanno meno soldi. 
I tempi cambiano, le cose finiscono, ma è quando finiscono che mettono malinconia. 
Edoardo è giovane, farà altro, ha già iniziato. Ma io ricordo le nostre prime cene da lui, la scoperta di questo ristorante nuovo che aveva coinciso con l'inizio del mio nuovo lavoro, di un periodo nuovo e felice anche per me. Ricordo il suo entusiasmo quando ci parlava di questo progetto, la sua voglia di fare, la giovinezza di crederci. 
Il mondo va avanti, le cose cambiano,  finiscono e riprendono diverse. Magari dopo mi piaceranno di più ma per ora la fine mi mette malinconia. 



venerdì 26 settembre 2025

La bolla

Io sono stanca di sentir parlare dell'impegno dei giovani e di sentir dire che dovremmo ascoltarli, mentre ripetono frasi inculcate da adulti, su eventi che non conoscono e che non vogliono conoscere, nonostante la disponibilità  di informazioni che potrebbero trovare muovendo un dito, perché si fermano alla versione che altri hanno preparato per loro. 
Preferisco i giovani che vivono nella loro bolla adolescenziale, quelli che durante una manifestazione tornano a casa o restano in giro, lontano dalla manifestazione, approfittando per divertirsi con altri ragazzi come loro. 
Preferisco il giovani non impegnati, che sono giovani e basta. Anche perché quando la bolla si rompe, si rompe per sempre e è impossibile tornarci dentro,  per quanto lo si voglia. 



sabato 30 agosto 2025

Uova

Continuo a leggere post e articoli sul festival di Venezia che parlano di vari argomenti, soprattutto vestiti, ma quasi per nulla dei film. Alla fine diventa anche noioso leggere, perché   non si riesce a capire la cosa più importante: quali saranno i film che varrà la pena vedere quest'autunno?
E allora resta solo il discorso di Woody Allen, il solito discorso breve e un po' balbettato, che non c'entra con Venezia, ma che in pochi minuti smonta il festival e tutta la sua retorica di finto intellettualismo. Perché lui è un regista e ama i film al punto di apprezzare "Guerra e pace" e di vederlo tutto intero anche se dura 7 o 8 ore. Proprio lui, che fa film che ne durano a malapena due. E proprio perché è un regista, dice di non avere mai avuto nessun intento politico o intellettuale. Lui ha fatto intrattenimento e ha parlato di persone, il che, per una questione di fortuna, gli ha portato il successo. 
Io invece credo che sia più che altro una questione di uova.