sabato 24 aprile 2021

Sarah Voss

Sarah Voss è una ginnasta e ha deciso di esibirsi con una tuta lunga fino ai piedi. Una tuta che è una seconda pelle, più o meno simile a quelle che indossavamo in palestra (quando andavamo in palestra) in inverno. Perché poi in estate diventavano insopportabili. Ma se una aveva voglia di mettersela, se la metteva e non importava a nessuno. E probabilmente non sarebbe importato a nessuno della tuta di Sarah Voss, se lei e i giornali non avessero deciso di farne una bandiera moralistica. Come se quella tuta superaderente fosse un'arma per combattere l'oggettivazione delle donne, per mettere fine agli sguardi viziosi e bavosi di quegli uomini che, a quanto pare, guardano gli eventi sportivi solo per vedere la pelle scoperta. E allora che le donne si coprano, questa è la conclusione, che lascia - non detto - il retropensiero che le altre, quelle che vanno avanti per la loro strada, quelle che se ne fregano degli sguardi viziosi e bavosi, perché pensano che non siano un problema loro ma di chi li lancia, ecco, quelle donne lì un po' complici lo sono: sono loro, con il loro atteggiamento, con il loro essere libere, a non essere libere, ad alimentare la cultura per cui le donne debbano essere un oggetto da guardare.

Ho paura che tra poco non sarà più una libera scelta indossare una tuta oppure un'altra. 

venerdì 9 aprile 2021

Diffidenza


Rientro a casa a metà pomeriggio. Casella della posta comune aperta. Cancello socchiuso. Portone appena accostato. Un fruscio sulle scale, una tiziona che non conosco che mi guarda con gli occhi torvi. Che abbia svaligiato un appartamento? Che stia tentando di svaligiare un appartamento? E se mi desse una spinta e mi buttasse giù dalle scale? Nel momento in cui stavo per lanciare un urlo da antifurto, mi sono accorta dello sguardo, spaventato quanto il mio, sul viso nascosto dalla mascherina.

"Lavoro qui", mi ha detto indicando una porta. "Ho finito adesso."

domenica 4 aprile 2021

Un'altra Pasqua

Dopo quattordici mesi in cui si è rimandato il momento in cui iniziare a vivere per salvare il momento successivo, dopo un numero impressionante di morti, siamo ancora al punto di partenza, con un'altra Pasqua buttata. Con le seconde case sequestrate e le prime minacciate da controlli che due anni fa ci avrebbero fatto ridere.

Il problema è che le nostre Pasque non saranno infinite e le giornate perse sono perse senza rimedio.