A me piace parlare di vestiti. Sarà che mia nonna era una sarta e l'ho sempre vista tagliare e cucire. Smembrare vestiti e ricomporli, perché magari era cambiato il gusto. Oppure farli dal nulla, per un'idea improvvisa. Mi aveva parlato tante volte di quanto avesse odiato la divisa da piccola italiana. Era stata una bambina povera ma preferiva i suoi vestiti rabberciati a quell'essere vestite tutte uguali.
Io credo che i vestiti siano importanti, il miglior test della personalità, a partire dal momento in cui un particolare capo entra nell'armadio, all'occasione in cui si decide di indossarlo.
Al di là di ogni valutazione politica, ho trovato insopportabili le felpe di Salvini, ho riso per le cravatte troppo lunghe di Trump, provato affetto per l'abito della Bellanova (e soprattutto per la risposta a chi l'aveva criticato) e fastidio per le pochette di Conte. Non amo i gonnelloni larghi e lunghi della Meloni, ma adoro le sue giacche, in particolare quella nera con i profili bianchi. E l'altra sera, quando l'ho vista alla televisione con il completo rosa pallido, mi era sembrato molto bello. Da due giorni invece vedo rimbalzare le foto con quel completo, come esempio di una che si è vestita male.
Sempre al di là di ogni valutazione politica, credo che stia proprio qui la differenza tra me e quelle persone. Ma a me le differenze piacciono.

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