domenica 22 settembre 2024

Ciao, Paola!

L'ho letto ieri sera, al termine di un sabato sera tranquillo: Paola Marella se n'è andata. E sembrava impossibile, guardando la vita che traboccava dal suo viso nella foto. 
Non la conoscevo ma ci eravamo incrociate qualche volta, per le strade della nostra città o sui social. Avevamo avuto qualche scambio, condiviso qualche opinione. 
Mi piacevano i suoi post, leggevo sempre la citazione del lunedì mattina, con cui dava il via alla settimana, mi piaceva guardare le foto con cui offriva suggerimenti su come arredare un terrazzo o rendere più fruibile un piccolo balcone. Oppure le foto di luoghi noti ma di cui magari restava da scoprire ancora qualcosa. 
Paola Marella era una persona gentile e sorridente, elegante di quell'eleganza che non ha bisogno di essere cercata. E nel suo sorriso, nel suo modo discreto di affrontare la malattia e di andarsene, ho trovato la milanesità vera, quella dei miei nonni e che qualcuno cerca di stereotipare, facendone un marchio insulso.
Paola Marella incarnava le caratteristiche della Milano che amo e che anche lei amava. Se n'è andata nell'ultima sera della stagione che preferiva e resta il vuoto che lasciano sempre le persone che riempiono lo spazio senza fare chiasso. 
Mi è tornata in mente una sera del tempo in cui lavoravo in centro e, uscita dall'ufficio, mi ero trovata davanti un cartellone posto accanto al Duomo, in cui presentava il suo nuovo programma. Ho pensato a quel periodo, a quanto tempo è passato senza che me ne accorgessi, al mio capo di allora, che se n'è andato poco più di un anno fa, senza che riuscissi a salutarlo.



domenica 15 settembre 2024

Chi va e chi viene

"È la vita", si dice. Alcune persone passano e se ne vanno. Altre arrivano. Altre tornano. Poi ci sono quelle che, pur essendo andate, restano sempre e te le ritrovi addosso, accanto, dentro nei momenti più impensati.
 

sabato 7 settembre 2024

La libertà

Alla fine è sempre la libertà che dà fastidio.
La libertà di essere come si vuole, di pensare oltre i luoghi comuni, di uscire dagli schemi nei quali vorrebbero relegarci.
La libertà di essere diversi da loro, di scegliere cose e percorsi differenti. 
La libertà di volere altro, di fare altro, di pensare altro. 
Non c'è davvero niente che fa arrabbiare più della libertà. 



venerdì 30 agosto 2024

Frasi d'estate

Le frasi più assurde (e divertenti) di quest'estate:

Arrivare quarti alle Olimpiadi è fantastico. 

Un po' di pioggia ci vuole. 

Alain Delon rappresentava una mascolinità superata.





mercoledì 31 luglio 2024

La notte

C'è una notte contro cui sbatto sempre. Me la ritrovo davanti, alla fine del mese che continuo a considerare il mio preferito, ma che poi diventa malinconico, per la città vuota e per tutte quelle ricorrenze che si accumulano.
È una borsa da viaggio tornata da sola. Un temporale estivo che si scatena e poi svanisce. Così tanti anni che non riesco a contare.
Non ho pensato a lei ogni giorno di tutti questi anni. La vita è stata veloce, spesso frenetica. Eppure lei è rimasta con me, mi è capitato di ritrovarla nel modo di regolare una tapparella, nella scelta di una gonna, guardando dal finestrino di un treno.


sabato 13 luglio 2024

La maturità

Ogni anno in questo periodo si parla di maturità. Quest'anno con una polemica in più: i genitori che vanno ad assistere i figli con i fiori. 
Io la maturità l'ho fatta tantissimi anni fa, potrei fare tantissime vite fa. La scuola è sempre stata una cosa mia, me la sono sempre sbrigata da sola, rimediando alle (peraltro poche) insufficienze per conto mio. Il liceo mi è piaciuto, amavo le lingue, amavo la letteratura e questo resta uno dei pochi legami con la ragazza che ero, insieme ai completi co la giacca nera.
Il giorno dell'orale, quando uscii da scuola, trovai mio padre, con la macchina in bilico su un passo carraio, che mi venne incontro a chiedermi com'era andata. Non mi aspettavo di trovarlo lì, lui che non era mai venuto nemmeno a parlare con un professore. Era andata che avrei voluto parlare di Heine, invece parlai di Thomas Mann, a una commissione che avrebbe voluto sentir parlare di Goethe. 
In quel momento, all'uscita da scuola, con l'esame già fatto, stavo pensando ormai ad altro. Pensavo al pomeriggio, a un'amica che doveva venire a studiare per il suo esame, che era il giorno dopo, e alla vacanza più lunga della mia vita. 
Dopo è stato tutto veloce, gli anni sono passati in fretta, ho sempre mantenuto l'abitudine di vivere pensando a quello che viene dopo. E ogni anno, quando sento parlare della maturità, mi accorgo che la mia me la sono dimenticata. C'è solo mio padre che mi aspetta fuori, con la macchina in bilico sul passo carraio. E allora vorrei essere stata un po' più brava in tutto, nella vita. 

sabato 22 giugno 2024

Monaco e la vita di periferia

Monaco è la mia seconda città. Una città che è entrata nella mia vita molti anni fa, quando ci ho abitato per un periodo, e che poi non è mai più uscita. Ogni tanto ho bisogno di andarci, ho bisogno di camminare sulla Kaufingerstraße e vedere quali sono i negozi nuovi e quelli che invece non ci sono più. Ogni volta cerco di ricordare dove fosse il World of Music, quel WOM che era un punto di ritrovo, un luogo in cui passare ore con le cuffie ad ascoltare musica. Un negozio nuovo e, allora, negli anni Ottanta, innovativo, che invece oggi sarebbe anacronistico. E mentre lo cerco, osservando la nuova fisionomia che di volta in volta la città assume, mi accorgo in realtà di cercare la ragazza che ero a diciotto anni. E a volte la intravedo in una birreria storica, dove andavo a prendere una torta, oppure a una finestra della libreria di fronte al Glockenspiel.
Quello che non avevo mai fatto, in tutti questi anni, nonostante le volte in cui sono tornata, è stato andare dove abitavo allora. E invece questa volta ho voluto farlo, perché poi quando mi ricapita di andarci con la macchina? Eppure allora la macchina non l'avevo, ma andavo lo stesso avanti e indietro da Marienplatz e da Schwabing senza nessun problema. Ho rivisto la fermata dell'autobus che, dall'ultima stazione del metrò, quella dell'Olympiazentrum, mi portava nella periferia in cui percorrevo velocemente il tratto che conduceva a casa. Lo facevo anche di sera, qualche volta con un brivido di paura, qualche altra con la tranquillità incosciente di chi è ancora giovane. 
È stato quando ho ripercorso quella strada in macchina e mi sono ritrovata davanti a una casa disabitata, con il prato incolto, le altalene abbandonate, che ancora, come allora, ho ritrovato la similitudine con la via di Milano in cui sono cresciuta. Se non fossi stata abituata a vivere in una zona periferica a Milano, probabilmente avrei avuto più difficoltà anche a vivere in una zona periferica a Monaco. Allora invece era normale. Quando ha iniziato a diventare indispensabile avere una stazione del metrò vicino a casa? Di preciso non lo so, ma so che quel giorno sono invecchiata.
Io e i miei amici vivevamo in periferia, andavamo a scuola in zone centrali, tornavamo a casa a pranzo, quasi sempre facevamo un'escursione in centro nel pomeriggio e spesso ci tornavamo di sera. Non ci pesavano i tratti a piedi e quelli in autobus e ci stupivamo sempre di quanto fosse veloce il metrò. Non piantavamo tende per difendere il diritto ad avere una casa in centro, anzi, nemmeno la volevamo, allora, quella casa in centro, perché amavamo la periferia e il senso di libertà che ci davano quelle corse avanti e indietro. E io amavo anche la casa di Monaco e mi è dispiaciuto trovarla abbandonata, senza un nome sul cancello, senza voci di bambini che giocavano. Credo che non ci tornerò più, perché difficilmente avrò ancora il tempo di tornare fin lì, le prossime volte che sarò a Monaco.