martedì 29 giugno 2021

Razzismo

Agli Europei, per ora, ha trionfato il pecoronismo ipocrita: o si inginicchiano tutti o nessuno (con buona pace delle opinioni individuali), se si inginocchia l'altra squadra ci si inginocchia (con buona pace degli ideali).

E il razzismo? Nel frattempo il razzismo avanza e si spreca ma nessuno se ne accorge se è rivolto ai milanesi. Il razzismo verso i milanesi è sdoganato e a scandalizzare è chi osa lamentarsi perché i milanesi - si sa - sono milanesi. Gli insulti verso i milanesi sarebbero insulti se venissero rivolti a chi proviene da qualsiasi altra parte, ma sono innocui e scontati se rivolti ai milanesi. E innocuo e scontato è dire che i milanesi servono solo per portare i soldi. 



martedì 22 giugno 2021

La maturità

In questo periodo, come sempre e come è naturale che sia, si fa un gran parlare della maturità. Da due anni è una maturità anomala, come tutto quello che è successo in questi nuovi anni Venti. La mia maturità è stata invece alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso e in certi momenti sembra davvero che sia passato un secolo, nonostante quegli anni li senta ancora così vicini. Erano anni frenetici, senza cellulari ma con telefoni fissi sempre attivi. Erano anni in cui si parlava di automobili con entusiasmo, senza pensare al riscaldamento climatico. Il caldo e le estati torride erano anzi una cosa bella perché permettevano di stare fuori e di incontrarsi. Non che in inverno e con il freddo non ci si incontrasse, ma era diverso. Sono quelli gli anni in cui mi sono formata. Anni di letture, di scoperte, di progetti. Eppure quando penso alla maturità - alla mia maturità - non me la ricordo più. "Non si dimentica mai," mi dice ogni tanto qualcuno. E invece io la mia me la sono dimenticata. Mi sono dimenticata dell'esame, intendo, mentre invece mi ricordo che la sera prima dell'orale ero andata al bowling. Mi piaceva quello che studiavo, perché studiavo soprattutto letteratura. Pensavo spesso a Heine, ma anche a Morten Harket. Alla domenica andavo a Le cinéma, che era dietro la casa di mio marito, ma lui dice che non ci andava perché era un posto da tamarri.



Dopo però il tempo è passato troppo velocemente e non so quanto di allora mi sia rimasto, anche se in questi due anni mi sono resa conto che mi è rimasto molto: gli anni Ottanta, in me, non sono mai morti del tutto. E nello stesso tempo mi è rimasta quella nostalgia di avere diciannove anni e ancora tutto davanti. Chissà se i ragazzi di adesso, alle prese con una maturità mutilata, avranno un ricordo ancora più evanescente del mio, oppure se la ricorderanno meglio proprio perché è stata unica e diversa. E chissà se ripensandoci conserveranno la stessa nostalgia di chi ha vissuto un periodo speciale. 

domenica 20 giugno 2021

Ritorno al museo

La settimana scorsa è stato il primo weekend fuori da settembre. Negli anni scorsi cercavo di trascorrere un weekend fuori ogni mese per sfuggire alla routine e soprattutto per non morire di routine. Un weekend fuori dura di più, anche se il sabato e la domenica hanno esattamente lo stesso numero di ore. E ogni tanto una notte in albergo, con un letto che non è il nostro, una doccia diversa, ci fanno bene. 



La cosa più bella è stato girare per le sale del Mart e portarmi dietro le immagini di una bellezza di cui per troppo tempo siamo stati privati. Le mostre erano tutte molto belle ed emergevano la passione e l'amore per l'arte di chi le ha preparate. È stato bello rivedere le donne di Boldini, anche quelle che avevamo visto pochi anni fa a Forlì, ma è stato bello soprattutto vedere il modo in cui Raffaello sia stato studiato e reinterpretato da De Chirico, Dali e Picasso. Allo stesso modo è stato bello osservare il modo in cui la Venere di Botticelli è stata trasformata e rivissuta dagli autori contemporanei. 

Perché? Mi chiedevo mentre camminavo per quelle sale ? Perché ne abbiamo fatto a meno per tutto questo tempo? È possibile visitare una mostra in condizioni di maggiore sicurezza di quando si va a fare la spesa in un supermercato, ma non è stato considerato ugualmente essenziale. 

domenica 6 giugno 2021

Ristoranti


Ieri finalmente siamo tornati nel nostro ristorante preferito. È il ristorante vicino a casa, che abbiamo scoperto qualche anno fa, appena aveva aperto. Il proprietario e il personale sono ormai amici, persone che vediamo volentieri, e il piacere di chiacchierare con loro si unisce al piacere di una cucina di ricerca, che gioca con l'accostamento dei sapori, con il gusto per i contrasti. Il ristorante di Edoardo è cambiato parecchio in questi anni, mantenendo ed esaltando la sua linea elegante e l'amore per i prodotti di qualità.
Edoardo è un ragazzo giovane, il ristorante è cresciuto e cambiato con lui e probabilmente cambierà ancora. Appena si entra nel locale si notano l'entusiasmo e l'amore per il suo lavoro. Entusiasmo e amore che condivide con le persone di cui ha scelto di circondarsi. I ragazzi come Edoardo e il suo team sono la nostra migliore gioventù, quella che lavora, che si impegna, che investe, che ama il bello e la qualità e li mette in quello che fa.
È per i ragazzi come loro che mi è dispiaciuto in questi lunghi mesi, i ragazzi che non sognano il reddito di cittadinanza e di cui un paese ha bisogno se vuole mantenere un sistema di welfare. Mi è dispiaciuto perché se spegniamo l'entusiasmo di questi ragazzi, se togliamo loro la possibilità di lavorare, il nostro paese è morto.
In questi giorni, in concomitanza con la riapertura dei ristoranti, si è aperta però anche la questione della difficoltà di trovare il personale. Nel primo articolo che ho letto, poneva il problema Ciro Oliva, che lamentava il fatto che i ragazzi preferiscono prendere il reddito di cittadinanza o fare un lavoro in nero, piuttosto che lavorare con un regolare contratto e uno stipendio - nella migliore delle ipotesi - di poco superiore al reddito.
Ieri ne ha parlato Gramellini, con un articolo sugli "stipendi alla carlona". 
In parte, probabilmente hanno ragione sia Gramellini che Ciro Oliva: la situazione è difficile per tutti e da entrambe le parti ci sarà chi se ne approfitta. Ma poi, da entrambe le parti, c'è chi invece soccombe. 
È stata rispolverata la legge della domanda e dell'offerta e la solita storia del capitalismo che sfrutta e non vuole pagare le risorse in modo equo. Si è dimenticato però che, proprio in base alla legge della domanda e dell'offerta, il prezzo equo delle risorse viene stabilito nel punto in cui domanda e offerta di un bene si incontrano, ma quel punto varia di volta in volta, in base a diverse variabili. In questo momento, dopo mesi di chiusura, il punto di incontro non può più essere quello pre-covid. I datori di lavoro non saranno più disposti a pagare il lavoro quanto lo pagavano prima, magari non per loro volontà ma perché non sono più in grado di farlo. Oppure perché stiamo comunque parlando di persone e le regole matematiche non valgono più o valgono meno. Il lockdown quasi improvviso, senza una scadenza, ha creato uno choc nelle persone che è destinato a ripercuotersi sull'economia. Si è creato un precedente per cui molte meno persone saranno disposte ad investire in un'attività e ancora meno a indebitarsi per investire. 
Chi maledice il capitalismo e in qualche modo esulta perché ne intravede la fine, dovrebbe rendersi conto che alla base del mancato incontro tra domanda e offerta c'è una variabile non proprio capitalistica: il reddito di cittadinanza, che rende poco conveniente lavorare allo stipendio che i ristoratori sono in grado di pagare. 
D'altra parte, per un lavoratore, soprattutto per chi non percepisce il reddito di cittadinanza, è problematico lavorare ad uno stipendio troppo basso perché il costo della vita non è diminuito, al contrario è aumentato ed è destinato ad aumentare, visto che si parla di aumento dell'IVA. In Germania un anno fa l'IVA è stata abbassata dal 19 al 16%. In Italia, con un'aliquota al 22%, si sta pensando di alzarla, aumentando quindi il costo dei beni ed erodendo potere di acquisto. L'avidità fiscale, che non è certo una prerogativa capitalista, è un altro elemento che rende impossibile l'incontro tra domanda e offerta e rischia di bloccare i consumi, oltre che di strozzare gran parte della popolazione. 
La situazione è complicata e i nodi che stanno emergendo sono quelli che mi aspettavo sarebbero emersi fin dal primo lockdown. Quando si spegne un paese e si distrugge un tessuto produttivo e commerciale, poi è complicato farlo ripartire, si mettono in moto dinamiche e si generano squilibri difficili da prevedere e da arginare. E sicuramente non si uscirà da questa situazione con i vecchi schemi ideologici di odio per il capitalismo, di imposizione fiscale rapace, di scontro tra diverse categorie della stessa popolazione. 

venerdì 4 giugno 2021

Si può

Da domani si potrà fare la doccia dopo la palestra. Da ieri si può cenare al chiuso e prendere il caffè al banco. Tra pochi giorni potremo tornare a casa a mezzanotte. Forse tra qualche settimana potremo persino sederci a tavola in più di quattro.

Non resta che aspettare il giorno in cui saremo un po' meno scemi.