giovedì 28 ottobre 2021

Discriminazioni


"Tu lo dici che la mamma e il papà sono cugini?" ho chiesto tempo fa a mia sorella.

'Sì ma la gente si sconvolge."

Io di solito lo dico, perché ormai mi sono abituata agli occhi che si abbassano e magari mi contano le dita o mi cercano la seconda testa. Eppure qualche volta evito, perché non mi sono mai abituata del tutto al lampo di orrore che attraversa certi sguardi. E anche se spesso, tra di noi, ne abbiamo riso, a volte stanca..

Il ddl Zan non si occupava di questo. Probabilmente questo tipo di discriminazione non è mai passato per la testa di Zan. Del resto, quel lampo di orrore l'ho visto anche negli occhi di tanti paladini del ddl Zan. Perché per superare certe discriminazioni non basta un disegno di legge, occorre un cambiamento culturale, un passaggio intellettuale, che porti a superare l'ignoranza. Non credo che un disegno di legge possa evitare che il mio interlocutore abbassi gli occhi e mi conti le dita. 

domenica 24 ottobre 2021

Noi milanesi


Domenica mattina, cappuccino e Io donna. Il risveglio pigro di un giorno di tregua tra due settimane di lavoro e di frenesia. Quella pigrizia che io amo proprio perché amo il lavoro e la frenesia.
Da giovane mi è capitato di passare dei lunghi pomeriggi domenicali di grande noia, in cui aspettavo il lunedì perché io amo il lunedì, la ripresa della vita, delle corse. Amo poi anche la domenica, quando posso finalmente dormire, ma la amo di più quando la stipo di impegni, di cinema, teatro, giri in libreria e tutte quelle cose che mi piace fare e il tempo è sempre troppo poco. 
Qualche sera fa, mentre sistemavo un cassetto, ho notato che ho così tanti pigiami che non riuscirei a metterli tutti nemmeno se dormissi tutta la vita, senza fare nient'altro. E ho così tanti libri che non riuscirei a leggerli tutti nemmeno se leggessi e basta per tutta la vita. 
Perché noi milanesi siamo così e Milano frenetica e di corsa lo è sempre stata fin dai tempi di Ludovico il Moro. La frenesia, la voglia di fare e di rubare tempo al tempo sono sempre state nel suo DNA. Per questo la Milano di Sala non è la Milano dei milanesi. È la Milano di quelli che vengono da fuori, che non hanno avuto nonni milanesi. È la Milano di quelli che cercano la "misura d'uomo" e sono convinti che quella misura sia spostarsi di appena quindici minuti. Una Milano fatta di quartieri, che ricalcano quei paesi sparsi per l'Italia, dai quali loro provengono, dimenticando di essere venuti qui proprio per trovare altro e che Milano offriva altro proprio perché non era così. Un giorno si accorgeranno tutti di avere sbagliato e i politici si accorgeranno di aver sbagliato ad avere abbandonato Milano, dimenticando che i grandi processi politici sono partiti da qui. Togliere Milano ai milanesi, snaturarla, è un errore, ma forse se ne accorgeranno tardi. Per ora Milano sarà governata da un sindaco che ha stravinto e che, forte di questa vittoria, potrà dimenticare di essere stato votato solo dal 27% degli abitanti, potrà continuare a ignorare chi, non sentendosi rappresentato, non ha votato, potrà continuare a costruire piste ciclabili fantasiose, bloccare le auto e nello stesso tempo anche i tornelli del metrò, perché i treni sono troppo affollati da persone che devono andare a lavorare.
E anche su Io donna trovo Milano e noi milanesi, raccontate da Michela Proietti, che ci racconta come ci vede chi viene da altre città, con l'ironia simpatica e divertente, che costruisce un ritratto in cui però non mi riconosco. Un ritratto in cui non possono ritrovarsi le nipoti delle donne com'era mia nonna. Eppure ho comprato il primo libro della Proietti e forse comprerò anche il secondo. Perché è bello scoprirsi per come si appare e è bello anche che ci sia questo interesse per le milanesi, per la milanesità (se questo termine ha un senso) che non c'è per le abitanti di nessun'altra città.
E poi, a distanza di qualche pagina, c'è un'altra milanese, una donna di cinquant'anni, che mi piace per la cultura e l'intelligenza non ostentate ma che emergono da ogni sua risposta, una donna che ha vissuto la Milano anni Ottanta che ho vissuto io. In quegli anni frequentavamo lo stesso liceo, io e Federica Fracassi. Non mi ricordo di lei, credo che non ci siamo mai parlate, anche se magari qualche volta le nostre strade si sono incrociate sulle scale del nostro liceo. Peccato. Peccato che non ci sia capitata l'occasione di conoscerci in quegli anni, che adesso sembrano felici e spensierati, perché i crucci di allora sono dimenticati e resta solo il ricordo di tutta quella voglia di correre e di buttarsi nella vita. Tutto quello che allora mi faceva scoprire di amare il lunedì. 

sabato 16 ottobre 2021

Cavour e il nostro tempo

"La scossa che ha rovesciato il più grande sovrano d'Europa ha reso vacillante il trono di tutti gli altri monarchi, tanto che la maggior parte di loro ha ritenuto di dover raddoppiare la vigilanza, per reprimere gli animi infiammabili; condotta che si può perdonare a persone che non sanno che la forza elastica del gas cresce proporzionalmente alla pressione che sopportano."

"Il nostro governo non ama l'industria; me ne convinco ogni giorno di più; vede in essa un ausiliario del liberalismo, e prova per essa una ripugnanza che non riesce a vincere." 


"Sì, mio caro, sono ormai due mesi che respiro un'aria satura d'ignoranza e di pregiudizi, ed abito in una città dove bisogna nascondersi per scambiare qualche idea che esca dalla sfera politica e morale in cui il governo vorrebbe tener imprigionati gli spiriti."



Non pensavo di trovare tra le lettere di Cavour così tanto del nostro tempo, di questi nostri giorni fermi. E viene naturale però chiedersi come sia stato possibile che lo stato costruito da un uomo così aperto al progresso e di vedute così ampie, si sia ripiegato su se stesso in questo modo. Com'è stato possibile che dopo non ci sia stato più nessuno alla sua altezza?

Dopo due anni di pandemia e di lockdown che hanno massacrato un tessuto produttivo già fragile, ci troviamo divisi tra chi considera il vaccino il male assoluto e chi vuole imporre a quelle stesse persone una tessera per lavorare. Non vedo molta differenza culturale tra queste due fazioni, credo che siano il risultato dello stesso vuoto. E intanto le proteste ci porteranno a altri lockdown. Forse, quando avremo toccato il fondo, ci renderemo conto di quello che stiamo facendo. 


martedì 5 ottobre 2021

Ottobre

C'è sempre una sera in cui entro a casa e sono felice di smettere di avere freddo e allora penso, inevitabilmente, che i pantaloni estivi sono troppo leggeri e forse anche le scarpe. È in queste sere che l'estate mi manca di più.



sabato 2 ottobre 2021

La 194

Il testo della legge 194 lo lessi intorno al 1996, più o meno quando, con indicibile rirardo, la violenza sessuale diventò reato verso la persona invece che verso la morale. Il testo della legge 194, quando avevo meno di trent'anni, mi fece inorridire perché ci trovai gli inchini e i compromessi con un moralismo ipocrita. Quel moralismo appiccicoso contro cui ero andata a sbattere molte volte nella mia esistenza fino ad allora e da quel senso di appiccicaticcio mi aspettavo che saremmo riuscite però a ripulire il mondo, o perlomeno il nostro paese. Per me la decisione di abortire era e resta una decisione difficile e devastante, che porta già in sé un enorme disincentivo: se una donna decide di abortire merita solo rispetto e silenzio, oltre che di ricevere le migliori cure possibili. 

Con il senno di poi, la legge 194 era la miglior legge che si potesse ottenere a quei tempi, alla fine degli anni Settanta, e l'obiezione di coscienza che, alla fine degli anni Novanta, mi sembrava assurda, un gesto di tolleranza e civiltà nei confronti di chi quella professione l'aveva scelta quando le regole erano diverse, quando l'aborto era illegale. Una tolleranza che però poche altre volte ho ritrovato in modo così assoluto. Ma che dire adesso, che l'aborto - piaccia o meno - è legale da quando molti medici non erano ancora nati? Ha davvero senso che adesso qualcuno scelga una professione e poi obietti? È accettabile, nel 2021, sentir parlare ancora di aborti clandestini?  La legge 194 andrebbe toccata e ripulita definitivamente da quella patina appiccicosa che la imbratta. E invece, ancora intrise di quella patina, additiamo una statua, perché ha il vestito che scopre un corpo sbagliato.