sabato 24 luglio 2021

Discorsi

Circa un mese fa, quando siamo finalmente riuscite a trascorrere un weekend al mare rimandato più volte, mia madre si è lamentata del fatto che io stia pochissimo al sole:

"Se non stai al sole ti ammali e muori." 

"Addirittura??"

"No, per carità, però ti si spaccano le ossa."

Ho letto che Draghi, nell'introdurre il green pass, ha detto più o meno: "Se non ti vaccini ti ammali e muori." 



Viene da pensare che Draghi copi i discorsi da mia madre.

La settimana scorsa, mentre rientravo dal lavoro, ho sentito Parenzo che invitava i rider a sputare nei piatti che consegnano ai non vaccinati, banditi dai ristoranti, e mi sono chiesta se Parenzo creda che i rider siano vaccinati. In un mondo in cui non facciamo nemmeno sedere ai tavolini di un bar i non vaccinati, facciamo trasportare il cibo in giro per la città a persone alle quali non offriamo nemmeno un bagno per le necessità fisiologiche che possono capitare in una giornata.

Da vaccinata per scelta e per convinzione, sto iniziando io stessa a dubitare di aver fatto la cosa giusta perché dopo quasi due mesi non sono ancora uscita dall'incubo e nemmeno dalle paure che ci hanno instillato in questi mesi, perché continuano a ribadirci che anche da vaccinati possiamo ammalarsi e contagiare. E dopo nove mesi il nostro vaccino scadrà e allora? Dovremo smettere di vivere (di nuovo!) fino a quando saranno in grado di darci un altro vaccino? 

giovedì 22 luglio 2021

Succede

Succede che all'improvviso qualcuno muoia per un motivo diverso da quello di cui si continua a parlare. E allora restano le famiglie spezzate, le case disabitate, i giorni non vissuti, le cose da fare, rimandate, che non si faranno più. Perché la vita è così, non si rimanda, e tutto quello che non si è fatto non lo si farà mai più. Tutto il nostro tempo buttato non lo recupereremo più.

Il nostro tempo non è infinito, quando sarò sotto terra mi dispiacerà per le cose che avrei voluto fare senza riuscire perché ero impegnata in tutto quello che non avevo voglia di fare. 


lunedì 12 luglio 2021

Gli Europei

 All'inizio dell'estate del 2012, una domenica sera, eravamo andati a uno show cooking di Bottura in piazza Mercanti e poi, siccome lo show cooking ci aveva fatto venire fame ma non avevamo mangiato niente, eravamo andati da Fresco e Cimmino. La pizzeria era piena ma ci avevano trovato un tavolo. Da una parte della sala avevo visto un ex collega, che allora incontravo spesso e che adesso non vedo da anni e ci eravamo salutati con la mano, da un tavolo all'altro. Vicino al muro c'era una tavolata di soli uomini, di cui riconoscevo solo Mancini. Quando finì di mangiare e si alzò a fare la fila per pagare, un ragazzino cercava di avvicinarsi il più possibile, senza farsi notare, mentre la ragazza scattava la foto con il telefono. Noi guardavamo la scena e ridevamo. Anche Mancini si accorse, rise e si avvicinò al ragazzo per fare la foto.

Mi è rimasto il ricordo di una serata serena in un periodo un po' malinconico, di cambiamenti non cercati.

Ieri sera, quando mio marito mi ha detto che avevamo vinto, ho ripensato a Mancini che regalava una foto a un ragazzo timido e sono stata felice. 

lunedì 5 luglio 2021

Raffaella Carrà

"È morta Raffaella Carrà" è la scritta che mi si è parata davanti stasera quando ho aperto internet. È stato come se qualcuno avesse sparato alla mia infanzia, alla bambina che sono stata e al mondo di allora. Un'infanzia, una bambina e un mondo che non ci sono più da un pezzo. Ma adesso è proprio così. 

martedì 29 giugno 2021

Razzismo

Agli Europei, per ora, ha trionfato il pecoronismo ipocrita: o si inginicchiano tutti o nessuno (con buona pace delle opinioni individuali), se si inginocchia l'altra squadra ci si inginocchia (con buona pace degli ideali).

E il razzismo? Nel frattempo il razzismo avanza e si spreca ma nessuno se ne accorge se è rivolto ai milanesi. Il razzismo verso i milanesi è sdoganato e a scandalizzare è chi osa lamentarsi perché i milanesi - si sa - sono milanesi. Gli insulti verso i milanesi sarebbero insulti se venissero rivolti a chi proviene da qualsiasi altra parte, ma sono innocui e scontati se rivolti ai milanesi. E innocuo e scontato è dire che i milanesi servono solo per portare i soldi. 



martedì 22 giugno 2021

La maturità

In questo periodo, come sempre e come è naturale che sia, si fa un gran parlare della maturità. Da due anni è una maturità anomala, come tutto quello che è successo in questi nuovi anni Venti. La mia maturità è stata invece alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso e in certi momenti sembra davvero che sia passato un secolo, nonostante quegli anni li senta ancora così vicini. Erano anni frenetici, senza cellulari ma con telefoni fissi sempre attivi. Erano anni in cui si parlava di automobili con entusiasmo, senza pensare al riscaldamento climatico. Il caldo e le estati torride erano anzi una cosa bella perché permettevano di stare fuori e di incontrarsi. Non che in inverno e con il freddo non ci si incontrasse, ma era diverso. Sono quelli gli anni in cui mi sono formata. Anni di letture, di scoperte, di progetti. Eppure quando penso alla maturità - alla mia maturità - non me la ricordo più. "Non si dimentica mai," mi dice ogni tanto qualcuno. E invece io la mia me la sono dimenticata. Mi sono dimenticata dell'esame, intendo, mentre invece mi ricordo che la sera prima dell'orale ero andata al bowling. Mi piaceva quello che studiavo, perché studiavo soprattutto letteratura. Pensavo spesso a Heine, ma anche a Morten Harket. Alla domenica andavo a Le cinéma, che era dietro la casa di mio marito, ma lui dice che non ci andava perché era un posto da tamarri.



Dopo però il tempo è passato troppo velocemente e non so quanto di allora mi sia rimasto, anche se in questi due anni mi sono resa conto che mi è rimasto molto: gli anni Ottanta, in me, non sono mai morti del tutto. E nello stesso tempo mi è rimasta quella nostalgia di avere diciannove anni e ancora tutto davanti. Chissà se i ragazzi di adesso, alle prese con una maturità mutilata, avranno un ricordo ancora più evanescente del mio, oppure se la ricorderanno meglio proprio perché è stata unica e diversa. E chissà se ripensandoci conserveranno la stessa nostalgia di chi ha vissuto un periodo speciale. 

domenica 20 giugno 2021

Ritorno al museo

La settimana scorsa è stato il primo weekend fuori da settembre. Negli anni scorsi cercavo di trascorrere un weekend fuori ogni mese per sfuggire alla routine e soprattutto per non morire di routine. Un weekend fuori dura di più, anche se il sabato e la domenica hanno esattamente lo stesso numero di ore. E ogni tanto una notte in albergo, con un letto che non è il nostro, una doccia diversa, ci fanno bene. 



La cosa più bella è stato girare per le sale del Mart e portarmi dietro le immagini di una bellezza di cui per troppo tempo siamo stati privati. Le mostre erano tutte molto belle ed emergevano la passione e l'amore per l'arte di chi le ha preparate. È stato bello rivedere le donne di Boldini, anche quelle che avevamo visto pochi anni fa a Forlì, ma è stato bello soprattutto vedere il modo in cui Raffaello sia stato studiato e reinterpretato da De Chirico, Dali e Picasso. Allo stesso modo è stato bello osservare il modo in cui la Venere di Botticelli è stata trasformata e rivissuta dagli autori contemporanei. 

Perché? Mi chiedevo mentre camminavo per quelle sale ? Perché ne abbiamo fatto a meno per tutto questo tempo? È possibile visitare una mostra in condizioni di maggiore sicurezza di quando si va a fare la spesa in un supermercato, ma non è stato considerato ugualmente essenziale.