domenica 3 novembre 2024

Il milanese

Il tizio mi spiega velocemente e con sufficienza come funziona la macchina per pulire la strada.
"Non c'è bisogno di avere la laurea alla Bocconi," dice.
Dico, un po' seccata, che in effetti alla Bocconi non me l'hanno spiegato. E in quel momento, appena lo dico, mi ricordo che in realtà dovrei saperlo molto bene. Mi ritorna in mente infatti il sito del gruppo americano che queste macchine le costruisce e quella slide sulla storia del gruppo, sulla sua nascita, e l'acquisizione della ditta di mio nonno, all'inizio di tutto. Il mio nonno geniale che, dopo aver ereditato una fabbrica di ruote per carrozze all'avvento delle automobili, rivoluzionò tutto e creò un nuovo business. 
Ma queste cose noi nipoti le abbiamo sapute solo dopo. Abbiamo passato tanto tempo con lui, ma abbiamo conosciuto il suo lato sconosciuto, quello dei giochi sfrenati, del divieto per i divieti. Quello degli aperitivi, quando non esistevano né happy hour né apericena, ma solo quei momenti prima di pranzo, al sabato o alla domenica, in uno dei suoi bar preferiti, quando finalmente potevamo mangiare patatine e salatini, che per mia madre erano veleno. Non abbiamo conosciuto il lato che invece conoscevano tutti, quello serio, altero, forse antipatico. 
E adesso, quando qualcosa me lo ricorda, all'improvviso, come la conversazione con il tizio interessato alla pulizia della strada, vorrei potergli dire quanto è stato bello averlo per nonno.



sabato 26 ottobre 2024

Lettori

Parli di un libro in gruppo di lettura di Facebook e l'autore è  un politico che sta dalla parte sbagliata. 
Non era un politico quando ha scritto il libro e stava pure dall'altra parte, ma adesso le cose sono cambiate. E allora ti ritrovi una serie di risposte da parte di persone che il libro non l'hanno letto ma sanno che lo stile fa schifo, che non è un libro che può restare nella memoria. 
Nel caso migliore scrivono che loro hanno un pregiudizio verso questo autore-politico e se lo tengono stretto. Il che ci sta, perché tutti abbiamo dei pregiudizi, eppure, quando li superiamo, quando attraversiamo il fossato e vediamo cosa c'è dall'altra parte, quasi sempre scopriamo che il nostro pregiudizio era davvero sciocco.
Leggere per me significa soprattutto attraversare quel fossato, andare oltre noi stessi, vedere cosa c'è dall'altra parte. Per questo ritengo che abbia poco senso raggomitolarsi nei propri pregiudizi e leggere solo chi dice quello che già pensiamo, perché così stiamo bene e ci sentiamo rassicurati. Io credo che si debba leggere soprattutto chi la pensa diversamente da noi, per capire e per concludere una volta di più che sbagliano. O forse, qualche volta, per stupirsi di non essere così lontani. 
Ma forse pretendo troppo dai lettori, soprattutto da quelli impettiti che ci tengono a essere colti e che ti considerano inutilmente snob se leggi un libro in lingua originale. 



sabato 12 ottobre 2024

Il seno e la politica

Eh niente, con Rosella Postorino c'è sempre qualcosa che mi fa rabbrividire di fastidio. Leggo su F un estratto del suo romanzo, qualcosa che forse avevo anche già letto da un'altra parte. Questa storia del seno, che è cresciuto e che in qualche strano modo entra anche in relazione con il fatto che si possa voler bene anche a un padre maschilista. E mi fa restare proprio perplessa questa rivelazione, che per la Postorino sembra essere rivoluzionaria e forse anche un po' vergognosa, e invece è una cosa del tutto naturale, soprattutto perché stiamo parlando (mi sembra) di un maschilismo che deriva da un retaggio culturale, da un maschilismo mon violento e che alla fine si sgretola contro la modernità di una donna che lavora. 
Ma forse non capisco perché io invece ho avuto un padre femminista, il più femminista di una famiglia in cui gli altri membri erano donne. 
Eppure per me è naturale che si possa voler bene a un padre maschilista, come si può voler bene a un padre con idee diverse. Come si può voler bene a una madre che si veste male, a un fratello che non è bravo a scuola  
Perché le cose importanti per me sono altre. E qui torniamo al seno. 
A tutti quanti,  maschi o femmine, è capitato qualche volta, da ragazzini, di essere presi in giro per qualcosa, fosse un vestito o una caratteristica fisica. Tutti quanti probabilmente ci siamo rimasti male, ma crescere vuol dire anche superare quel momento, saper magari sorridere di quello scherzo che un tempo ci ha fatto male. Crescere vuol dire rimettere le cose a posto, guardare da un punto di vista più lontano, vedere dall'esterno quel momento nel quale una volta siamo rimasti impantanati. Oggi invece c'è quasi un compiacimento nel non saper restituire alle cose la loro dimensione, anzi, a renderle ancora più grandi di quello che ci erano sembrate da bambini, a trasformarle in politica e a farne quindi questioni noiosissime e infinite di vittimismo. 
E allora anche un collega che dice di finirla di parlare di tette diventa un frustrato che desidera quelle tette. Può darsi. Ma può darsi anche che invece fosse solo stufo di sentir parlare di tette, senza nessun retropensiero. E anche se la Postorino, tra i due, è poi quella che lavora con le parole, è pur sempre lei quella che scrive "a mensa" e qui c'è da chiedersi dove diavolo sia finito l'editor del libro. 



martedì 24 settembre 2024

Faticoso essere bambini oggi

Che fatica essere bambini oggi!
La generazione attuale di bambini credo sia quella che gioca meno, assediata da genitori-piovere, che vogliono sapere, seguire, decidere. Con chi giocano i loro figli? Dove giocano i loro figli? A cosa giocano i loro figli?
Per far giocare i bambini si pedonalizzano piazze, si chiudono strade a bassissimo traffico, però davanti alle scuole no, perché i genitori devono poterli andare a prendere, questi figli. E non sia mai che tornino da soli, addirittura con degli amici. Poi magari, l'anno prossimo, quegli stessi ragazzi per i quali bisogna pedonalizzare, quegli stessi ragazzi che non potevano andare da soli nemmeno sullo scivolo del giardino condominiale, andranno in bicicletta o in due sul monopattino, incuranti dei pericoli, convinti che il traffico si fermerà al loro passaggio.
Eppure credo che anche a questi ragazzi potrebbe piacere andare a scuola da soli, con gli amici, schizzandosi con gli ombrelli quando piove, correndo quando sono in ritardo, aspettandosi per attraversare la strada tutti insieme, tenendo per mano i più piccoli. E poi correre a giocare sfrenati, ovunque, a giochi inventati, senza genitori intorno.



lunedì 23 settembre 2024

Traffico in città

 Ci lamentiamo della città, di come è gestita e di come riusciamo (o non riusciamo) a viverla. Forse ci lamentiamo troppo, mi dicono che, se la lamentela fosse uba disciplina olimpica saremmo medaglia d'oro ma perché non dovremmo lamentarci dei bivacchi? Perché dovremmo accettare di vivere nello schifo delle bottiglie vuote trovate la mattina dopo e della gente che fa i bisogni contro gli alberi e i muri?
La verità è che se la lamentela fosse una disciplina olimpica noi non ci presenteremmo nemmeno. E qui sbagliamo, perché ci lamentiamo troppo poco, perché scriviamo un commento ma poi accettiamo la violenza di chi vive in una città e pretende di trasformarla in un paesino, con consiglieri convinti di essere animatori di un villaggio-vacanze, che postano foto del mangiafuoco.
Si parla di spazio pubblico,  di soldi pubblici,  ma i soldi pubblici sono quelli di chi si alza alla mattina e va a lavorare, magari facendo il meccanico o magari usando un'auto per andare e tornare dal posto di lavoro. Questi sono quelli che fanno la loro parte, non chi posta le foto del mangiafuoco.
Una città per definizione è un luogo di traffico e di auto e quando il traffico si ferma finiscono i soldi per fare qualsiasi cosa. Chi non vuole le auto e il traffico, forse ha sbagliato a vivere in città. Le persone si aggregano spontaneamente se le piazze sono sicure, se non hanno paura a uscire di casa. Riqualificare una piazza o una zona significa ben altro che pedonalizzare, che vietare i parcheggi per una domenica, ma costa fatica. Allora è molto più semplice impedire di parcheggiare e organizzare una domenica con divieti e mangiafuoco. 



domenica 22 settembre 2024

Ciao, Paola!

L'ho letto ieri sera, al termine di un sabato sera tranquillo: Paola Marella se n'è andata. E sembrava impossibile, guardando la vita che traboccava dal suo viso nella foto. 
Non la conoscevo ma ci eravamo incrociate qualche volta, per le strade della nostra città o sui social. Avevamo avuto qualche scambio, condiviso qualche opinione. 
Mi piacevano i suoi post, leggevo sempre la citazione del lunedì mattina, con cui dava il via alla settimana, mi piaceva guardare le foto con cui offriva suggerimenti su come arredare un terrazzo o rendere più fruibile un piccolo balcone. Oppure le foto di luoghi noti ma di cui magari restava da scoprire ancora qualcosa. 
Paola Marella era una persona gentile e sorridente, elegante di quell'eleganza che non ha bisogno di essere cercata. E nel suo sorriso, nel suo modo discreto di affrontare la malattia e di andarsene, ho trovato la milanesità vera, quella dei miei nonni e che qualcuno cerca di stereotipare, facendone un marchio insulso.
Paola Marella incarnava le caratteristiche della Milano che amo e che anche lei amava. Se n'è andata nell'ultima sera della stagione che preferiva e resta il vuoto che lasciano sempre le persone che riempiono lo spazio senza fare chiasso. 
Mi è tornata in mente una sera del tempo in cui lavoravo in centro e, uscita dall'ufficio, mi ero trovata davanti un cartellone posto accanto al Duomo, in cui presentava il suo nuovo programma. Ho pensato a quel periodo, a quanto tempo è passato senza che me ne accorgessi, al mio capo di allora, che se n'è andato poco più di un anno fa, senza che riuscissi a salutarlo.



domenica 15 settembre 2024

Chi va e chi viene

"È la vita", si dice. Alcune persone passano e se ne vanno. Altre arrivano. Altre tornano. Poi ci sono quelle che, pur essendo andate, restano sempre e te le ritrovi addosso, accanto, dentro nei momenti più impensati.