martedì 14 dicembre 2021

Alberto Savinio

Dio ha dato la vita ai milanesi, la bella vita i milanesi provvedono a darsela da sé. - Alberto Savinio (Ascolto il tuo cuore, città)



Il libro più bello che sia mai stato scritto sulla mia città è questo, di Alberto Savinio, scrittore dimenticato e autore di pagine tra le migliori della nostra letteratura. 

Nei suoi giri per Milano, tra le strade e attraverso il tempo, Savinio ha colto l'essenza di questa città, a volte così difficile da amare. Una città a volte ostile e difficile, che bisogna vivere per capire e per ritrovarsi. 

giovedì 2 dicembre 2021

Sere d'inverno

"Oggi è una bella giornata, dopo faccio un giro."

"Una bella giornata? Tanto quando esci tu è come se fossero le due di notte."

"Sì, ma ci sono le luci che illuminano la serata."



domenica 21 novembre 2021

Svegliarsi negli anni Venti

LLC chiedeva un libro il cui titolo rispecchiasse la nostra vita adesso. E quale miglior titolo allora di questo libro, dal quale non ero riuscita a staccarmi mesi fa? In libreria l'avevo aperto proprio nella pagina in cui parlava di Mrs Dalloway, la stessa Mrs Dalloway che ha cambiato per sempre la mia idea di letteratura. Mrs Dalloway si risveglia negli anni Venti al termine di una guerra e dopo essere guarita dalla spagnola.
Negli anni Venti si è svegliato anche Houellebecq, poche pagine prima, nello stesso capitolo, con quel suo pezzo in cui parlava di noi e del mondo che stiamo costruendo, togliendoci l'illusione che sarà migliore. Quel suo "un po' peggio" ha reso un po' meglio i giorni non-giorni, il non vissuto di quel primo lockdown, in cui anch'io mi sono svegliata negli anni Venti e avrei voluto riaddormentarmi e tornare al mondo di prima. In fondo anche Stefan Zweig si risvegliò negli anni Venti.



sabato 13 novembre 2021

Manifestazioni



Alla fine del 2019 avevo trovato, a casa dei miei genitori, una vecchia foto in cui indossavo una pelliccia ecologica. Quella foto mi aveva fatto venire in mente un sabato pomeriggio in cui, mentre camminavo in via Dante, mi ero trovata in mezzo a una manifestazione di animalisti e un poliziotto mi aveva consigliato di deviare per una via laterale. Avevo detto che era ridicolo perché la mia pelliccia era fintissima e si vedeva benissimo, ma lui era preoccupato perché non si poteva mai sapere, perché il ciima era teso e qualcuno avrebbe potuto scambiare la mia pelliccia per una pelliccia vera, così mi aveva convinto. 

Quel ricordo, due anni fa, mi ha portato a scrivere un post in cui dicevo che in ogni forma di corteo o di manifestazione vedevo una violenza nei confronti di chi in quella strada voleva passare o lavorare. La violenza di una manifestazione che, negli anni Settanta, aveva spinto i miei genitori a farci rifugiare in un cinema, insieme a altre persone. 

Pur continuando a pensarla così, pochi mesi dopo, a marzo del 2020, mi sono stupita che non ci fossero manifestazioni proprio quando venivano limitati i diritti fondamentali e soprattutto il diritto al lavoro per le categorie considerate inutili. Poi mi sono stupita che non ci fossero proteste un anno fa, quando ci hanno detto che avrebbero controllato chi entrava in casa nostra.

Adesso le proteste sono arrivate e mi sono stupita ancora che siano arrivate proprio per i vaccini, qualcosa che dovrebbe, se non salvarci la vita, almeno proteggerci. Eppure è legittimo avere un'idea diversa, non credere nei vaccini e addirittura tenerli. Capisco le ragioni dei commercianti che vorrebbero lavorare in pace per recuperare il tempo perso, sono le stesse ragioni per cui due anni fa avevo scritto quel post. Forse però se quei commercianti avessero protestato prima non saremmo a questo punto adesso.

E forse dovremmo stare attenti a quello che potrebbe succedere dopo. Non sarebbe male leggere Alexis de Tocqueville, magari iniziare a leggerlo a scuola, iniziare a capire che alla base di tutto, il punto di partenza è la cultura. 

martedì 9 novembre 2021

Berlino

Quando tornai da Berlino, per circa due settimane, continuai a svegliarmi di notte pensando a tutti quelli che, negli anni in cui io ero a Monaco e andavo al concerto di Michael Jackson, avevano cercato di scappare.



giovedì 28 ottobre 2021

Discriminazioni


"Tu lo dici che la mamma e il papà sono cugini?" ho chiesto tempo fa a mia sorella.

'Sì ma la gente si sconvolge."

Io di solito lo dico, perché ormai mi sono abituata agli occhi che si abbassano e magari mi contano le dita o mi cercano la seconda testa. Eppure qualche volta evito, perché non mi sono mai abituata del tutto al lampo di orrore che attraversa certi sguardi. E anche se spesso, tra di noi, ne abbiamo riso, a volte stanca..

Il ddl Zan non si occupava di questo. Probabilmente questo tipo di discriminazione non è mai passato per la testa di Zan. Del resto, quel lampo di orrore l'ho visto anche negli occhi di tanti paladini del ddl Zan. Perché per superare certe discriminazioni non basta un disegno di legge, occorre un cambiamento culturale, un passaggio intellettuale, che porti a superare l'ignoranza. Non credo che un disegno di legge possa evitare che il mio interlocutore abbassi gli occhi e mi conti le dita. 

domenica 24 ottobre 2021

Noi milanesi


Domenica mattina, cappuccino e Io donna. Il risveglio pigro di un giorno di tregua tra due settimane di lavoro e di frenesia. Quella pigrizia che io amo proprio perché amo il lavoro e la frenesia.
Da giovane mi è capitato di passare dei lunghi pomeriggi domenicali di grande noia, in cui aspettavo il lunedì perché io amo il lunedì, la ripresa della vita, delle corse. Amo poi anche la domenica, quando posso finalmente dormire, ma la amo di più quando la stipo di impegni, di cinema, teatro, giri in libreria e tutte quelle cose che mi piace fare e il tempo è sempre troppo poco. 
Qualche sera fa, mentre sistemavo un cassetto, ho notato che ho così tanti pigiami che non riuscirei a metterli tutti nemmeno se dormissi tutta la vita, senza fare nient'altro. E ho così tanti libri che non riuscirei a leggerli tutti nemmeno se leggessi e basta per tutta la vita. 
Perché noi milanesi siamo così e Milano frenetica e di corsa lo è sempre stata fin dai tempi di Ludovico il Moro. La frenesia, la voglia di fare e di rubare tempo al tempo sono sempre state nel suo DNA. Per questo la Milano di Sala non è la Milano dei milanesi. È la Milano di quelli che vengono da fuori, che non hanno avuto nonni milanesi. È la Milano di quelli che cercano la "misura d'uomo" e sono convinti che quella misura sia spostarsi di appena quindici minuti. Una Milano fatta di quartieri, che ricalcano quei paesi sparsi per l'Italia, dai quali loro provengono, dimenticando di essere venuti qui proprio per trovare altro e che Milano offriva altro proprio perché non era così. Un giorno si accorgeranno tutti di avere sbagliato e i politici si accorgeranno di aver sbagliato ad avere abbandonato Milano, dimenticando che i grandi processi politici sono partiti da qui. Togliere Milano ai milanesi, snaturarla, è un errore, ma forse se ne accorgeranno tardi. Per ora Milano sarà governata da un sindaco che ha stravinto e che, forte di questa vittoria, potrà dimenticare di essere stato votato solo dal 27% degli abitanti, potrà continuare a ignorare chi, non sentendosi rappresentato, non ha votato, potrà continuare a costruire piste ciclabili fantasiose, bloccare le auto e nello stesso tempo anche i tornelli del metrò, perché i treni sono troppo affollati da persone che devono andare a lavorare.
E anche su Io donna trovo Milano e noi milanesi, raccontate da Michela Proietti, che ci racconta come ci vede chi viene da altre città, con l'ironia simpatica e divertente, che costruisce un ritratto in cui però non mi riconosco. Un ritratto in cui non possono ritrovarsi le nipoti delle donne com'era mia nonna. Eppure ho comprato il primo libro della Proietti e forse comprerò anche il secondo. Perché è bello scoprirsi per come si appare e è bello anche che ci sia questo interesse per le milanesi, per la milanesità (se questo termine ha un senso) che non c'è per le abitanti di nessun'altra città.
E poi, a distanza di qualche pagina, c'è un'altra milanese, una donna di cinquant'anni, che mi piace per la cultura e l'intelligenza non ostentate ma che emergono da ogni sua risposta, una donna che ha vissuto la Milano anni Ottanta che ho vissuto io. In quegli anni frequentavamo lo stesso liceo, io e Federica Fracassi. Non mi ricordo di lei, credo che non ci siamo mai parlate, anche se magari qualche volta le nostre strade si sono incrociate sulle scale del nostro liceo. Peccato. Peccato che non ci sia capitata l'occasione di conoscerci in quegli anni, che adesso sembrano felici e spensierati, perché i crucci di allora sono dimenticati e resta solo il ricordo di tutta quella voglia di correre e di buttarsi nella vita. Tutto quello che allora mi faceva scoprire di amare il lunedì.