domenica 20 dicembre 2020

La tua camera

Ho impiegato nove anni prima di arredare la tua camera. Per nove anni è rimasta lì, pronta ad aspettarti, come se tu dovessi arrivare da un momento all'altro, anche se ormai sapevo benissimo che non saresti arrivato mai.

In quest'anno strano e così diverso, ho trovato la voglia di arredarla per me, come serve a me, senza aspettarti più. Non sei arrivato, non arriverai mai, e io posso vivere senza di te. 

domenica 22 novembre 2020

Social networks

Ci sono persone che cerchi e non sai più che fine abbiano fatto, inghiottite dal tempo, un ricordo lontano, sepolto da altri ricordi. Poi succede che in una domenica qualunque ti ritrovano loro, nascoste da un nome impossibile da indovinare. E quei ricordi lontani diventano all'improvviso vicini, più vicini delle nostre vite lontane.

Questo è quello che mi piace di internet.

Perché senza internet, senza i social network, non mi sarebbe capitato di ricevere una richiesta di amicizia e di leggere il nome che negli anni ho cercato spesso, digitandolo su Google e su Facebook. Il nome dell'amica con cui sono cresciuta, quella con cui sono andata in vacanza, per la prima volta da sole. L'amica del primo cinema, della prima discoteca, del primo concerto. E poi ci siamo perse, perché la vita è così, si cresce, si cambia, si prendono strade diverse. E è bello, nella vita, ad un certo punto, ritrovarsi e scoprire di non essersi neanche allontanate tanto dalle bambine che siamo state insieme, nonostante le donne che siamo oggi. 

giovedì 12 novembre 2020

Il cane malato

 La signora ha sistemato il cane sul sedile posteriore della mia macchina.

"Il cane è malato", mi ha detto mia sorella.

"Non ha le orecchie", ho detto e poi ho notato che non aveva neanche un pelo e la pelle era sottile e percorsa dai capillari.

"E poi ha qualcosa agli occhi", ha detto ancora mia sorella. Il cane infatti mi guardava con gli occhi molto tristi, che sembrava volessero rotolare fuori dalle orbite.

Mi faceva molta pena, avrei voluto abbracciarlo e speravo che tornasse normale. D'altra parte mi faceva impressione e speravo che stesse lontano. 

Non so perché faccio questi sogni ma oggi ci penserò per tutto il giorno. 

martedì 3 novembre 2020

Vienna


Vienna è una città che mi è familiare. Conosco il suo aeroporto e la fermata del CAT. Mentre attraverso Stadtpark, inizio a cercare con gli occhi lo Steffi e, quando appare, chiuso in mezzo alle vie del centro, mi sembra che mi saluti, come un vecchio amico. Conosco i musei e i monumenti, ho dei punti di riferimento, so dove dormire e dove andare a mangiare.

All'ombra di Vienna, Schnitzler svelò il futuro della letteratura. Ma qui il passato continua a vivere, accanto al presente. Il mondo di ieri, che Stefan Zweig temeva fosse svanito, non se n'è mai andato, è ancora lì.

Eppure per me Vienna sarà sempre la città di Karl Kraus. È lui, che ogni tanto mi sembra di vedere, mentre cammina veloce per le strade, "l'unico austriaco che non sa aspettare", incurante della bicicletta che nel 1936 l'ha investito.

giovedì 29 ottobre 2020

Aerei

Facebook dice che quattro anni fa ero a Praga. Un altro anno invece stavo andando a Monaco. Ci sono stati periodi in cui non facevo altro che prendere aerei. Adesso, che non prendo un aereo da oltre un anno, mi mancano anche i viaggi in giornata. Mi mancano le sveglie alle 4, anche se ero già sveglia, l'ansia che il taxi che avevo prenotato non arrivasse, oppure che fosse già arrivato e mi aspettasse davanti al portone, con un tassametro già altissimo. Mi mancano le corse per la città, ancora buia e addormentata, l'aeroporto semideserto, con i negozi ancora chiusi, poi un altro taxi, un'altra città che appare dai finestrini e la cosa più bella sarebbe, alla sera, prima di andare verso un altro aeroporto, riuscire a fare un giro, magari anche solo andare a piedi al metrò. Mi mancano l'arrivo e la cena e persino la stanchezza del giorno dopo.


sabato 24 ottobre 2020

La bisnonna

In questi mesi ho pensato spesso alla mia bisnonna, l'unica che ho conosciuto. La cosa che ricordo meglio è il suo sorriso, luminoso e pieno di affetto, nonostante dicono che avesse un pessimo carattere. La ricordo poi seduta accanto alla finestra, arrabbiata per qualcosa che le avevano detto, mentre insultava, uno per uno, i nipoti, la nuora, la cognata. C'era qualcosa di maestoso nella sua ira, che fece tacere tutti. Eppure mi sembrò molto divertente.

L'ultimo ricordo che ho è quello di una camera di ospedale, mia madre che la aiutava ad alzarsi un poco dal letto, per bere qualcosa. Guardavo i loro profili, che sarebbero stati identici, se non fosse stato per la differenza di età.

Qualche giorno dopo morì e, siccome a cena guardavamo sempre il telegiornale e il giornalista parlava dei morti del giorno, con una loro foto alle spalle, aspettai per tutto il tempo che parlasse anche di lei e che apparisse la sua foto. Ci restai malissimo quando il telegiornale finì senza neanche un accenno.

Adesso mi capita di pensare a come avrà vissuto gli anni della spagnola, esplosa l'anno in cui partorì, e mi verrebbe voglia di chiederle: "Com'è stato che siete tornati normali?"

Ma in realtà lo so.

Erano una generazione che ha vissuto due guerre, vivevano in case di ringhiera, erano abituati a condividere con estranei persino il bagno, che noi quasi fatichiamo a spartire con i familiari. Non si sarebbero mai chiusi in casa, a morire di paura, da asintomatici.

domenica 11 ottobre 2020

Il calendario

 


Mentre stavo uscendo l'ho visto e, per forza di cose, quest'anno non l'ho guardato quasi per niente, ci sono interi mesi vuoti. E allora mi sono chiesta chissà cosa mi aspettavo quando ho comprato un calendario così ottimista e buonista.