domenica 8 giugno 2025

Limiti e roghi

È da giorni che lo rimugino e alla fine sono tornata a lui, Heine, che, come al solito, l'aveva già detto e meglio. 
C'è una profonda ignoranza nel finto snobismo di chi rifiuta a priori di leggere qualcosa, o anche di guardare e di ascoltare. Posto che il tempo pone dei limiti, il rifiuto a priori però è un limite che non si può superare e che taglia il pensiero di chi se lo pone.
Non è un problema leggere qualcosa di parte, si DEVONO anzi leggere testi di parte. Le cose migliori che sono state scritte sono di parte. Il problema è non sapere che sono di parte o volerlo ignorare. Il problema è prendere per verità assoluta quello che conferma e rafforza le proprie convinzioni, senza bilanciarlo con quello che sta dall'altra parte. Il problema è rifiutarsi sempre di guardare dall'altra parte. 
E se «dove si bruciano i libri si finirà col bruciare gli uomini», non c'è peggior rogo di quello che parte dalla mente.



sabato 26 aprile 2025

Fascismo e invidia del nulla

Avrei voluto parlare d'altro, ma in questi giorni non sembra possibile: gli argomenti sono ostinatamente due, il Papa e il fascismo e spesso sono strettamente intrecciati. 
Ho scritto che le dichiarazioni e le autocertificazioni di antifascismo sono inutili perché l'abbiamo visto benissimo cinque anni fa chi sono i fascisti e mi hanno risposto che sono ridicola a rivangare cose di cinque anni fa. Loro invece sono ancora attaccati con unghie e artigli a quelle di ottant'anni fa.
Il problema è che io invece tendo a dimenticare, i ricordi di quei primi giorni di covid e degli anni che sono seguiti stanno sbiadendo e sfumano quasi nell'irrealtà. Invece io voglio ricordare, devo ricordare perché quello che è successo può succedere ancora. Perché quelli che denuncivano il vicino se usciva troppo spesso sono ancora fra noi, sono piene le nostre strade, li incontriamo ovunque. E i politici che sollecitavano le segnalazioni sono ancora in Parlamento. Il fascismo è subdolo, va oltre le etichette e te lo trovi davanti quando meno te l'aspetti. Spesso sgorga dall'invidia di persone che ci sono vicine, a cui vogliamo  bene.  Come è capitato a me, quando mi sono ritrovata di fronte l'astio di chi non sopportava il mio stile di vita. Ogni tanto li rileggo, quei messaggi, per ricordarmi, per non cascarci ancora. Perché ci sono persone che non andrebbero mai in palestra ma ti odiano se ci vai. Perché ci sono persone che indosserebbero sempre felpe e jeans sformati (ogni tanto anch'io) ma ti odiano se indossi il tailleur di Liu Jo. Perché ci sono persone che vogliono cenare presto e andare a letto presto ma ti odiano se torni tardi dal lavoro e ceni tardi. Ti odiano soprattutto se a cena mangi la pasta, se ti concedi un dolce e ti permetti di non ingrassare.
Per questo è sbagliato anche parlare degli eccessi di quel periodo: si minimizza quello che è stato davvero: la voglia di limitare le vite degli altri, di piegarle al proprio fastidio, alla propria invidia. E io voglio ricordarmi di non dimenticare. 

sabato 8 marzo 2025

Le mimose

Alla fine il problema sono diventate le mimose.
Fiori che si sbriciolano e sporcano, erano state trasformate nel simbolo di un futuro di conquiste di diritti. Le mimose rappresentavano tutto quello che era stato fatto e quello che sarebbe stato fatto, lungo una via veloce verso una serie di diritti e un'idea di libertà resa aggressiva dal passato opprimente. 
Poi, quando i diritti sono arrivati, la voglia di libertà si è sbriciolata in una miriade di pretese. È rimasta l'aggressività, quella di chi è stato imbrogliato, perché i diritti non sono una cosa facile da gestire. E le mimose sono diventate il simbolo di tutto quello che non si sa fare, di tutto quello che non si ha voglia di fare e nemmeno di imparare.



domenica 5 gennaio 2025

Come eravamo?

Ci sono volti che portano scritta sopra la nostra giovinezza. E li guardiamo cercando quei dettagli che ci riportano a noi, a quello che eravamo.
Il nostro amico se n'è andato. Da tanto tempo avevamo smesso di uscire tutti insieme, noi che per anni siamo andati dappertutto insieme. Le nostre vite si sono separate, disperse in direzioni diverse, verso problemi diversi. 
E all'improvviso sono riaffiorate quelle foto, che nemmeno ci ricordavamo di avere fatto, e ci hanno rimesso davanti noi stessi, come eravamo allora, con la nostra giovinezza così lontana e vicina al tempo stesso. 
Quando muore qualcuno, si porta via una parte di noi, ma ce ne restituisce anche un'altra. 
Ci siamo ritrovati ancora insieme, arrivati dai diversi punti in cui le nostre vite ci avevano spinto, riannodando fili che si erano interrotti. È stato facile raccontarci gli anni vissuti senza vederci e scoprire che potevamo riprendere a parlare dal punto in cui ci eravamo lasciati, potevamo parlarci come allora, come se non ci fossimo separati, come se di lì a poco le nostre vite non ci avrebbero risucchiato di nuovo. 
In qualche modo i ragazzi che siamo stati erano lì, ci guardavano, erano noi. E c'erano tutti, anche il nostro amico. 



sabato 7 dicembre 2024

Il corpo e le bandiere

"Il mio corpo è politica, è bandiera..."
Una frase di Francesca Ghio che piace moltissimo alle femministe e che io invece trovo terribilmente antifemminista nella sua oggettivizzazione del corpo, nel suo trasformare il corpo di una persona in una cosa pubblica, che può essere sventolata da chiunque, come se appartenesse a chiunque. 
E no, per me il corpo è una cosa intima e personale, inscindibile dalla persona a cui appartiene. Il corpo rispecchia il modo di essere di una persona, ne è parte, è la parte  visibile. E proprio per questo dovrebbe essere inviolabile, da qui deve partire un rispetto che non ammette eccezioni.
Trasformare il proprio corpo in politica, in bandiera, in campo di battaglia, significa già violarlo e strumentalizzarlo. E non mi piace. 

domenica 3 novembre 2024

Il milanese

Il tizio mi spiega velocemente e con sufficienza come funziona la macchina per pulire la strada.
"Non c'è bisogno di avere la laurea alla Bocconi," dice.
Dico, un po' seccata, che in effetti alla Bocconi non me l'hanno spiegato. E in quel momento, appena lo dico, mi ricordo che in realtà dovrei saperlo molto bene. Mi ritorna in mente infatti il sito del gruppo americano che queste macchine le costruisce e quella slide sulla storia del gruppo, sulla sua nascita, e l'acquisizione della ditta di mio nonno, all'inizio di tutto. Il mio nonno geniale che, dopo aver ereditato una fabbrica di ruote per carrozze all'avvento delle automobili, rivoluzionò tutto e creò un nuovo business. 
Ma queste cose noi nipoti le abbiamo sapute solo dopo. Abbiamo passato tanto tempo con lui, ma abbiamo conosciuto il suo lato sconosciuto, quello dei giochi sfrenati, del divieto per i divieti. Quello degli aperitivi, quando non esistevano né happy hour né apericena, ma solo quei momenti prima di pranzo, al sabato o alla domenica, in uno dei suoi bar preferiti, quando finalmente potevamo mangiare patatine e salatini, che per mia madre erano veleno. Non abbiamo conosciuto il lato che invece conoscevano tutti, quello serio, altero, forse antipatico. 
E adesso, quando qualcosa me lo ricorda, all'improvviso, come la conversazione con il tizio interessato alla pulizia della strada, vorrei potergli dire quanto è stato bello averlo per nonno.



sabato 26 ottobre 2024

Lettori

Parli di un libro in gruppo di lettura di Facebook e l'autore è  un politico che sta dalla parte sbagliata. 
Non era un politico quando ha scritto il libro e stava pure dall'altra parte, ma adesso le cose sono cambiate. E allora ti ritrovi una serie di risposte da parte di persone che il libro non l'hanno letto ma sanno che lo stile fa schifo, che non è un libro che può restare nella memoria. 
Nel caso migliore scrivono che loro hanno un pregiudizio verso questo autore-politico e se lo tengono stretto. Il che ci sta, perché tutti abbiamo dei pregiudizi, eppure, quando li superiamo, quando attraversiamo il fossato e vediamo cosa c'è dall'altra parte, quasi sempre scopriamo che il nostro pregiudizio era davvero sciocco.
Leggere per me significa soprattutto attraversare quel fossato, andare oltre noi stessi, vedere cosa c'è dall'altra parte. Per questo ritengo che abbia poco senso raggomitolarsi nei propri pregiudizi e leggere solo chi dice quello che già pensiamo, perché così stiamo bene e ci sentiamo rassicurati. Io credo che si debba leggere soprattutto chi la pensa diversamente da noi, per capire e per concludere una volta di più che sbagliano. O forse, qualche volta, per stupirsi di non essere così lontani. 
Ma forse pretendo troppo dai lettori, soprattutto da quelli impettiti che ci tengono a essere colti e che ti considerano inutilmente snob se leggi un libro in lingua originale.