sabato 11 luglio 2020

Come prima

Su una rivista che ho comprato in settimana e che leggo solo ora, ci sono due lettere che parlano della vita che si è interrotta nel terrore di mesi silenziosi, in cui risuonavano le ambulanze, e di quanto questa vita faccia fatica a riprendere, lasciandoci il timore di non riuscire mai più a tornare come prima. È quel "come prima" la cosa più importante che se n'è andata e anche quello che eravamo noi prima. 
Ogni tanto ripenso a quando è successo quello che sembrava impossibile e penso che non dovremmo più lasciare che succeda. Adesso sembra quasi lontano e irreale che qualcuno ci chiedesse un'autocertificazione per uscire di casa e che fosse un problema persino l'abitudine di fare la spesa tutti i giorni, ma in realtà è successo e non tanto tempo fa.
Nel frattempo si parla di prolungare lo stato di emergenza di altri sei mesi, nonostante i dati dei contagi e delle terapie intensive di questi giorni. E allora è facile pensare che è successo e che potrebbe succedere ancora.

lunedì 6 luglio 2020

La zanzara nella televisione

Quand'ero bambina, la F1 era una zanzara che passava dalla televisione, nelle domeniche di sole al lago. 
La zanzara è tornata in casa mia quando sono andata a vivere con mio marito e allora, ogni tanto, con il sole che entra dalle finestre aperte, mi sembra di tornare a quelle domeniche, con mio nonno seduto fuori, che guardava la televisione, mentre noi giocavamo lì accanto. Avremmo potuto disturbarlo, ma non lo disturbavamo: gli adulti lo infastidivano velocemente, i bambini mai.
La F1 a volte mi annoia, la ascolto ma non la guardo. Con il Motogp è diverso, perché è più veloce e a volte io e mio marito ci guardiamo stupiti di aver urlato, per la gioia o per la delusione.
Con la F1 siamo più composti, per mio marito l'importante è che vinca la Ferrari, chiunque la guidi. Per me l'importante è che vinca Raikkonen, qualunque macchina guidi, dopo quella gara di tanti anni fa, che portò a termine nonostante l'auto semidistrutta. Ma se anche non vince non importa.
Ieri eravamo fuori, non mi sono nemmeno accorta della F1, fino alla sera, fino a quando ho visto le immagini e questo ragazzo, Charles Leclerc, che mi era già simpatico ma adesso lo è di più. Questo ragazzo che sorride e che non fa tante storie, contrariamente al suo compagno di squadra, e che ha scelto la posizione più semplice e logica, ma non la più scontata o la più comoda, prima di arrivare secondo in una gara in cui partiva malissimo.
In fondo ha anche lo stesso nome di mio nonno. 

lunedì 29 giugno 2020

Weekend di normalità

È appena da due settimane che abbiamo ripreso ad uscire a cena. L'abbiamo fatto timidamente, quasi con paura, anche se non abbiamo voglia di ammettere che avevamo perso l'abitudine a fare tutte le cose che prima facevamo con naturalezza. Ci siamo riabituati in fretta, però. E abbiamo scoperto che è più facile di quanto non ci sembrasse in questi lunghi mesi in cui anche andare al supermercato e comprare un paio di mutande era diventata una cosa impossibile. Uscire e vivere è come andare in bicicletta, si riprende come se non ci si fosse mai fermati. Eppure resta quella sensazione di fare magari qualcosa di strano, qualcosa che per tanto tempo non abbiamo più fatto.
Alla fine abbiamo fatto anche il primo weekend via da Milano e abbiamo riscoperto che è bellissimo rientrare alla sera in un albergo e poi uscire di nuovo per andare a cena. 
Sarà un'estate strana, di un anno diverso, che cerca di diventare uguale agli altri. E a ricordarci che è diverso sono le mascherine, appese a un orecchio, o sotto il mento, portate al polso come un braccialetto o più sopra, sul gomito, come una toppa. Qualche volta abbandonate per terra, su un marciapiede. Un accessorio antiestetico, non proprio igienico. 

venerdì 29 maggio 2020

Quest'estate

Nella diatriba sulle regioni, io starei con Sala, poi però mi ricordo che Sala ha vietato gli aperitivi dopo le 19 e, anche se non sono una da aperitivi perché oltre il caffè non vado, non so come si possa pretendere che gli altri ci spalanchino le porte, se siamo noi i primi a chiuderle. Allo stesso modo, non so come possiamo arrabbiarci con la Svizzera o l'Austria o la Grecia se i primi confini che teniamo chiusi sono quelli tra di noi.
Il mondo, che qualcuno si aspettava migliore, ci sta facendo vedere il suo lato "un po' peggio".
Ad un certo punto però mi è capitato sotto gli occhi un post del bar sulla spiaggia e ho ripensato al caffè in riva al mare, a cui ripenso spesso in inverno. Ho ripensato a quei giorni in cui ci fermiamo a mangiare un piatto di cozze e vongole. E poi all'anno scorso, quando siamo arrivati, e nell'unico albergo in cui siamo tornati per quattro anni, ci hanno salutato con un "Siete tornati a casa!" Mi sono venute in mente le chiacchierate alla sera, con la piscina davanti. Quest'anno, oltre al mare, mi mancheranno le persone. Perché le divisioni e le discriminazioni contano per chi non conta.

lunedì 18 maggio 2020

Questione d'età

Quando smetti di leggere la frase del Bacio Perugina perché tanto non la vedi, significa che sei diventata vecchia. Io da giovane non vedevo da lontano, adesso, per leggere, allontano i libri e i giornali. E forse è perché sono diventata vecchia che non riesco a rassegnarmi all'estinzione degli apostrofi. Ma poi, proprio quando cerco di farmene una ragione, li vedo apparire dove non si sa cosa ci facciano: qual'è, qualcun'altro. E allora non ci capisco più niente. Intanto mi irrito perché i prefissi vanno scritti attaccati al nome, con buona pace del correttore di Google, e invece ormai ci sono l'auto ritratto e il pre giudizio, che però convivono con fin'ora, tutt'ora, contr'ordine e addirittura con infondo e menomale. E io sono troppo vecchia per queste cose. Ma la colpa è tutta di mio marito, che continua a comprare questi maledetti cioccolatini. 

martedì 12 maggio 2020

L'appello contro la normalità

Per la seconda volta in pochi giorni mi è capitato sotto gli occhi l'appello promosso da Juliette Binoche e sottoscritto da altri attori, tra cui Robert De Niro, Monica Bellucci e Penelope Cruz, contro il ritorno alla normalità, al consumismo, alla vita superficiale. A parte che continuo a non capire perché una vita votata alla superficialità e all'egoismo dovrebbe aspettare un virus che impone il distanziamento sociale per diventare profonda e altruista, mi sembra che l'essenza della vita sia proprio nella normalità delle cose, in quel piacere che nel mondo di prima veniva dopo il dovere, ma che lo rendeva sopportabile e gli dava un senso. Non capisco cosa ci fosse di mostruoso nell'acquisto di un paio di scarpe o di un vestito, nonostante l'armadio fosse già pieno. Non capisco cosa ci fosse di terribile in una cena fuori dopo una giornata di lavoro, in una vacanza al mare o in un weekend lungo. Sono cose rinunciabili, di cui si può fare a meno? Certo, ma poi cosa ci resta? Cosa ci resta quando abbiamo rinunciato a tutto il rinunciabile e ci siamo dedicati solo all'essenziale? E soprattutto, gli attori che hanno firmato quell'appello dovrebbero ricordarsi che il superfluo, i vestiti, le scarpe, i ristoranti, le vacanze sono l'essenziale, quello che permette di pagare i mutui e di sfamare i figli, per moltissime persone. Persone che spesso impiegano molti anni per guadagnare quanto guadagnano loro con un solo film.

martedì 5 maggio 2020

Prospettive

Forse sono io che ho preso l'abitudine di lamentarmi, ma il video di Sala non mi piace e la voce di Ghali (che non avevo mai sentito) è bruttissima, è la voce di una periferia che non ha voglia di migliorare. E siccome nella seconda inquadratura il video mi fa vedere lo stesso scorcio di città che da due mesi guardo dal mio balcone, la mia prospettiva è migliore.