sabato 22 novembre 2025

Film

Ieri sera abbiamo visto "30 notti con il mio ex". Sono stata io a insistere, perché avevo voglia di una commedia, di qualcosa di divertente, che mi tenesse sveglia fino alla fine, in un venerdì sera in cui ero già assonnata. 
Qualche battuta ogni tanto, per il resto una noia, un film senza senso. 
Un film può essere bello senza essere cultura, restando solo intrattenimento, ma se è brutto è inutile tirere in ballo la cultura, sarebbe meglio fare meno film e farli meglio. 
Mi è tornato in mente il libro su Dina Galli, che ho appena finito, il suo bisogno di autofinanziare i suoi spettacoli o di trovare qualcuno che li finanziasse. Sono convinta che anche oggi, se ci fosse questa necessità, ci sarebbe più impegno per la qualità di quello che si produce, meno spreco in film che non valgono la pena, meno storie basate sul nulla. Purtroppo invece c'è solo la voglia di fare un film tanto per farlo, per non farsi dimenticare e non perdere altre forme di guadagno. Il bisogno che un film si autofinanzi forse risolverebbe anche il problema dei film che non di riescono a vedere perché stanno fuori troppo poco, oppure perché vengono proiettati in orari improbabili. Credo che niente abbia fatto male al cinema come fargli perdere il contatto con chi i film dovrebbe (vorrebbe) vederli.


sabato 25 ottobre 2025

In comune

 Ieri in comune. 
"Hai l'appuntamento per rifare la carta d'identità?"
"Sì, alle 11:30."
"Hai la foto?"
Vorrei chiedere perché non ci diamo del lei, visto che non ci conosciamo, ma decido di evitare tensioni prima ancora di ricevere il biglietto per l'attesa. 
Anche l'uomo prima di me e quello dopo hanno l'appuntamento alle 11:30, ma c'è solo uno sportello aperto e una carta d'identità richiede circa mezz'ora. Aspettiamo. 
Poi entra un uomo e dice di aver perso i documenti. 
"Hai l'appuntamento? No? Allora devi prenderlo e poi tornare."
"Ma c'è solo fra tre giorni, io ho bisogno un documento!"
"Devi avere l'appuntamento."
La donna accanto a me esplode, perché anche lei ha smarrito i documenti e da due giorni la rimbalzano da un ufficio all'altro e si sente clandestina. Ed entrambi si avvicinano allo sportello, perché senza un documento non possono andare da nessuna parte e hanno bisogno il documento per fare qualsiasi cosa. La denuncia non basta, non serve a niente, perché con la denuncia non si può fare nulla. Hanno fatto code e perso giornate di lavoro e questo documento sta venendo a costare una fortuna. L'uomo vuole un certificato con cui dichiarano che non possono fargli la carta d'identità. La donna vuole parlare con il responsabile. 
Quando me ne vado, sono entrambi ancora davanti allo sportello, rivendicando il diritto a un'identità bloccata dalla burocrazia. Non so come sia finita, ma l'assurdità di questa situazione mi è rimasta addosso.



venerdì 10 ottobre 2025

Sussidi

Per chi vive di sussidi e di finanziamenti statali la distruzione del negozio di chi lavora per vivere è un evento senza importanza. La visione cambierebbe sicuramente se solo si rendessero conto che sono le tasse pagate anche da quel negozio a rendere possibile il loro sussidio o il loro finanziamento statale. Ma vivere di sussidi e finanziamenti disabitua a ragionare.



domenica 28 settembre 2025

Le cose finiscono

Doveva succedere prima o poi: le cose finiscono.  E così,  nella prima cena dopo le vacanze, Edoardo ci ha detto che molto probabilmente chiuderà il suo ristorante. Perché ha investito tanto e i risultati non sono stati quelli sperati. Perché la gente preferisce meno qualità, meno sperimentazione, ma prezzi più bassi. Perché forse anche nella ristorazione è finita un'epoca, dovuta forse anche al fatto che le  persone hanno meno soldi. 
I tempi cambiano, le cose finiscono, ma è quando finiscono che mettono malinconia. 
Edoardo è giovane, farà altro, ha già iniziato. Ma io ricordo le nostre prime cene da lui, la scoperta di questo ristorante nuovo che aveva coinciso con l'inizio del mio nuovo lavoro, di un periodo nuovo e felice anche per me. Ricordo il suo entusiasmo quando ci parlava di questo progetto, la sua voglia di fare, la giovinezza di crederci. 
Il mondo va avanti, le cose cambiano,  finiscono e riprendono diverse. Magari dopo mi piaceranno di più ma per ora la fine mi mette malinconia. 



venerdì 26 settembre 2025

La bolla

Io sono stanca di sentir parlare dell'impegno dei giovani e di sentir dire che dovremmo ascoltarli, mentre ripetono frasi inculcate da adulti, su eventi che non conoscono e che non vogliono conoscere, nonostante la disponibilità  di informazioni che potrebbero trovare muovendo un dito, perché si fermano alla versione che altri hanno preparato per loro. 
Preferisco i giovani che vivono nella loro bolla adolescenziale, quelli che durante una manifestazione tornano a casa o restano in giro, lontano dalla manifestazione, approfittando per divertirsi con altri ragazzi come loro. 
Preferisco il giovani non impegnati, che sono giovani e basta. Anche perché quando la bolla si rompe, si rompe per sempre e è impossibile tornarci dentro,  per quanto lo si voglia. 



sabato 30 agosto 2025

Uova

Continuo a leggere post e articoli sul festival di Venezia che parlano di vari argomenti, soprattutto vestiti, ma quasi per nulla dei film. Alla fine diventa anche noioso leggere, perché   non si riesce a capire la cosa più importante: quali saranno i film che varrà la pena vedere quest'autunno?
E allora resta solo il discorso di Woody Allen, il solito discorso breve e un po' balbettato, che non c'entra con Venezia, ma che in pochi minuti smonta il festival e tutta la sua retorica di finto intellettualismo. Perché lui è un regista e ama i film al punto di apprezzare "Guerra e pace" e di vederlo tutto intero anche se dura 7 o 8 ore. Proprio lui, che fa film che ne durano a malapena due. E proprio perché è un regista, dice di non avere mai avuto nessun intento politico o intellettuale. Lui ha fatto intrattenimento e ha parlato di persone, il che, per una questione di fortuna, gli ha portato il successo. 
Io invece credo che sia più che altro una questione di uova.



domenica 17 agosto 2025

Spiagge

Una volta andavamo solo nelle spiagge libere, perché le spiagge con gli ombrelloni e le cabine ci sembravano una cosa da vecchi. Erano le spiagge dove andavano i nostri genitori, invece a noi bastava un telo, da stendere sulla sabbia. E quel telo, piegato nella borsa e spiegato davanti al mare, ci faceva sentire molto liberi, come il costume che si asciugava addosso. Erano estati di sole a picco e gli unici momenti di ombra erano quelli in cui andavamo al bar a pranzare, oppure in un ristorante. Perché ai tempi pranzavamo, sicuramente più di quanto facciamo adesso. 
Ad un certo punto abbiamo pensato di acquistare un ombrellone e il prezzo di un ombrellone, paragonato al costo di una giornata in spiaggia, ci faceva sentire molto furbi e ci dava gioia sistemare i nostri teli sotto quell'ombra, che era sempre troppo stretta. A volte poi l'ombrellone volava, al primo soffio di vento, anche se l'avevamo fissato a un sasso e gli avevamo comprato la punta, perché affondasse bene nella sabbia. Oppure c'era qualcuno, spesso famiglione numerose, che si addossava troppo, anche se c'era spazio. 
Un giorno, su una bella spiaggia del Salento, trovammo un grande spazio. Non c'era vento, piantammo l'ombrellone, sistemammo i nostri teli e non ci sembrava vero che tutto potesse essere così perfetto. Infatti non lo era.
Dopo pochi minuti comparve il pitbull, con il suo passo veloce, la mascella serrata. Con le zampe spostò i teli, infilò il muso nella nostra borsa, poi si diresse verso un altro ombrellone, dove una famiglia, vedendolo arrivare, si affrettava a sbaraccare. Perché quando la spiaggia è di tutti significa che il più forte vince. 
Fu così che andammo nello stabilimento accanto, ritrovando il piacere, dimenticato dall'adolescenza, di prendere il sole sul lettino, insieme alla tranquillità del nostro spazio. E quando guardammo il nostro povero ombrellone, ripiegato nel suo fodero e appoggiato per terra, accanto all'ombrellone vero, che faceva un'ombra vera, sapevamo che non saremmo più tornati indietro. 



domenica 10 agosto 2025

Auto e età

"Io ad un certo punto ho tolto l'auto a mio padre," mi dice la mia amica.
Non so quali fossero le condizioni di salute di suo padre e quali le valutazioni che l'abbiano spinta a questa scelta. Spero però che non sia stata semplicemente una decisione basata sull'età e questo anche se  non penso che l'età sia un numero e basta. L'età è quella che abbiamo e sono inutili i tentativi di sfuggirle usando il termine "più grande" invece che "più vecchio". È solo che non siamo tutti uguali e come non lo siamo a vent'anni non lo siamo nemmeno a ottanta. Credo quindi che le valutazioni debbano essere soggettive, basate su parametri che possono includere anche l'età, ma non solo. Ci sono persone che forse non avrebbero dovuto nemmeno prendere la patente e questo a prescindere dall'età. 
Sono impressionata dalle notizie di persone che imboccano l'autostrada contromano e mi chiedo come sia possibile, ma gli incidenti mortali avvengono per i motivi più svariati e con conducenti di qualsiasi età. Per esempio gli incidenti, altrettanto inspiegabili, alle barriere autostradali.
Togliere l'autostrada a qualcuno che l'ha usata per tutta la vita e per cui rappresenta un mezzo di libertà e di indipendenza, dovrebbe essere una decisione ponderata con molta attenzione, non un gesto arbitrario e violento. 
Lo stesso discorso vale per le limitazioni ai neopatentati. 


sabato 26 luglio 2025

È sempre questione di vestiti

Alzare la tapparella e ritrovarsi davanti una giornata grigia e piovosa che sembra novembre anche se è luglio è una delle cose che mi rendono più nervosa. È così da sempre e non posso farci niente: in estate voglio l'afa e il caldo. Poi in inverno ho imparato ad accettare la pioggia e il freddo, mentre chi non ama l'estate non si rassegna e continua a combatterla a colpi di lamentele, misurazioni fantasiose dei gradi, aria condizionata che simula le stesse temperature di quando, in inverno, alzano il riscaldamento oltre i limiti della vivibilità. Intanto continuano a girare, con scarpe da ginnastica e jeans, lamentandosi per il caldo.
E così ho ripensato a quando io ho iniziato ad accettare l'inverno. È stato quando ho imparato a scegliere i vestiti invernali, perché, anche se fa freddo e ci si deve coprire, si può farlo meglio. Meglio non è per tutti uguale, ma è quello che fa sentire una persona a proprio agio, che la fa sentire felice di svegliarsi e vestirsi per uscire, anche se il tempo non è quello che vorrebbe. Il vestito è una cosa seria, non solo perché indica come ti poni nei confronti degli altri, ma anche perché ti fa sentire a tuo agio o a disagio. Perché è quello che determina la tua giornata e può cambiare la percezione di quello che ti capita. In ogni stagione e senza tediare gli altri. 



domenica 20 luglio 2025

Modelli

Leggendo i giornali di questi giorni o ascoltando i notiziari appare nitida una certezza: riqualificazione significa sbarrare la strada alle macchine per mettere dei tavoli da ping pong al centro di piazze disegnate con i gessetti e abbandonate agli ubriachi. Oppure lasciare che l'erba cresca incolta, che proliferino i topi (che si chiamano biodiversità). O ancora disegnare piste ciclabili inutilizzate perché pericolose. 
Trasformare invece il territorio degradato delle ex Varesine nel Bosco verticale è una terribile speculazione, una voglia di miglioramento imperdonabile, una spinta verso l'alto (in tutti i sensi) che ispira disgusto. E da qui ripartono i giudizi razzisti contro i milanesi, che mettono in luce la tristezza di chi preferisce il basso, di chi pensa che ci si debba accontentare del peggio, ma poi scopre di non essere contento, perché se qualcuno va oltre gli rovina la gioia della sua mediocrità. 
Se ci sono stati degli abusi e delle irregolarità, è giusto che siano sanzionati, ma i moralismi che si stanno scatenando ora, senza nessuna prova o certezza, soltanto perché erano lì, pronti da tempo, in attesa di essere buttati fuori dimostrano solo tutti i limiti di un modello che, per fortuna, non è quello di Milano. 




sabato 12 luglio 2025

Abbigliamento e Scala

Da qualche giorno si parla del nuovo regolamento della Scala, che vieta canottiere, bermuda, infradito. Sono rimasta stupita perché ero convinta che queste regole già esistessero, che non si potesse entrare alla Scala vestiti da spiaggia. Mi stupisce anche che finora abbiano fatto entrare qualcuno con un abbigliamento del genere. E non perché la Scala debba essere un luogo per ricchi in abiti costosi, ma proprio perché si può essere vestiti in modo decente e adatto al luogo anche spendendo poco, anche riciclando vestiti di tutti i giorni. Sempre che si sia stati abbastanza lungimiranti da comprare vestiti decenti.
A me i vestiti piacciono e il discorso dei vestiti mi appassiona. Credo che vestire in modo adeguato al tempo e al luogo sia sintomo di quello che si è, di come ci si pone davanti alle cose e davanti a sé stessi. Da questo dipende anche il modo in cui le si vive. Tanti anni fa compresi che l'inverno diventava più bello se, invece di infagottarmi in abiti pesanti e informi, indossavo vestiti che mi piacevano, se cercavo gonne, maglioni e stivali, ma anche cappotti, che mi facevano sentire a mio agio e mi facevano odiare meno il brutto tempo. Chi odia l'estate e si lamenta per il caldo, forse dovrebbe sostituire i jeans e le scarpe da ginnastica con abiti di lino e scarpe leggere, che la rendono più sopportabile. Chi ama la Scala però dovrebbe rispettarla abbastanza da indossare abiti decenti. Che poi, cercare vestiti, è sempre divertente. 

domenica 6 luglio 2025

Estate

Il mese di giugno è stato bellissimo, un mese di sole, caldo, poca pioggia. Da qualche anno non c'era un giugno come questo e per me è stato come rinascere. Avevo bisogno di estate. 
Ma purtroppo l'estate dura poco e luglio promette già temporali e brutto tempo. 
Eppure a giugno, durante questo mese, sì molto caldo, ma arrivato dopo mesi di pioggia e un'estate, quella scorsa, costellata da temporali, c'è stato chi ha trovato il tempo di lamentarsi, fin dai primi giorni. Lamentele e gradi, spesso esagerati, indicati sulle bacheche di Facebook, quasi a volersela prendere con qualcuno per lo scandalo che in estate faccia caldo. Senza rendersi conto che lamentarsi per il caldo è da sfigati, soprattutto se si indossano jeans e scarpe pesanti. 
Io odio il freddo, odio la pioggia e le scarpe pesanti, ma non mi lamento ogni giorno per l'autunno e l'inverno, non propino i gradi e il numero delle precipitazioni. 
Mi piace vestirmi bene, con il lino è più facile che con i vestiti pesanti e da pioggia, ma cerco di rendermi più facili i mesi invernali cercando vestiti che mi piacciono, giocando con le giacche e accostando il nero a colori più vivaci. Perché chi ama l'estate è, per forza di cose, più solare. Chi non ama l'estate non ama i vestiti estivi, si lamenta ma continua a vestirsi in modo non estivo. Credo che non amare l'estate sia un problema più profondo, credo che nasconda un disagio d'altro tipo, che porta a non adattarsi e a immusonirsi e basta. 

sabato 5 luglio 2025

Nozze a Venezia

È passata una settimana dalle nozze di Bezos a Venezia, eppure i commenti non si sono ancora spenti. La maggior parte è esilarante: si parte dalla lotta di classe e si arriva fino alla volgarità dell'ostentazione della ricchezza. 
C'è chi dice che Bezos si è arricchito senza redistribuire nulla, dimenticando che anche organizzare un matrimonio monumentale significa redistribuire. C'è chi minimizza la sua donazione, perché tanto per lui vale come per altri un etto di focaccia, senza capire che la differenza sta proprio qui: è meglio che Venezia sia presa d'assalto da un turismo che si compra un etto di focaccia o dal riccone di turno, cha dà lavoro agli alberghi superstellati, nei quali altrimenti non andrebbe nessuno? 
Per me deve esserci posto per entrambi e se c'è il riccone che ogni tanto si sposa a Venezia, è più facile che si crei lo spazio anche per chi si compra un etto di focaccia 
La cosa più triste sono però i commenti sulle mogli di Bezos. Da un lato disegnano la prima moglie come una sfigata, mollata per quella più giovane e bella, saltando il particolare che la prima moglie è quella più giovane e che proprio lei si è già risposata e ridivorziata, con un menefreghismo tutt'altro che sfigato.
Della nuova moglie non si fa altro che parlare di quanto si sia rifatta e risiliconata, dimenticando il suo lavoro e, soprattutto, che rifarsi, come non rifarsi, dovrebbe essere una scelta di libertà individuale, una cosa molto personale, che non riguarda gli altri. 
Non è invidia sociale, dicono e ribadiscono quelli che hanno basato la loro vita sulle conoscenze esclusive, sugli eventi privati, sugli acquisti tramite il passaparola. Quelli che sono ricchi e nobili per nascita e che restano tali anche quando scendono in battaglia per la lotta di classe. Tutte le loro sicurezze fondano sull'aver imparato dalla nascita che non si dice "buon appetito" e nemmeno "piacere". Sono quelli che hanno sempre frequentato le persone giuste e che hanno la mentalità così aperta da riconoscere sempre la marca dei vestiti delle persone che hanno di fronte. Sono quelli che partecipano a eventi sfarzosi ma inorridiscono se Bezos usa la sua per organizzarsi il matrimonio. Sono quelli che stanno dalla parte dei più deboli ma non sopportano la mancanza di stile di chi, lavorando, si è arricchito. E verrebbe da far notare che lo stile, quello vero, ce l'ha insegnato un secolo fa una donna che si è arricchita con il suo lavoro, Coco Chanel. 

domenica 8 giugno 2025

Limiti e roghi

È da giorni che lo rimugino e alla fine sono tornata a lui, Heine, che, come al solito, l'aveva già detto e meglio. 
C'è una profonda ignoranza nel finto snobismo di chi rifiuta a priori di leggere qualcosa, o anche di guardare e di ascoltare. Posto che il tempo pone dei limiti, il rifiuto a priori però è un limite che non si può superare e che taglia il pensiero di chi se lo pone.
Non è un problema leggere qualcosa di parte, si DEVONO anzi leggere testi di parte. Le cose migliori che sono state scritte sono di parte. Il problema è non sapere che sono di parte o volerlo ignorare. Il problema è prendere per verità assoluta quello che conferma e rafforza le proprie convinzioni, senza bilanciarlo con quello che sta dall'altra parte. Il problema è rifiutarsi sempre di guardare dall'altra parte. 
E se «dove si bruciano i libri si finirà col bruciare gli uomini», non c'è peggior rogo di quello che parte dalla mente.



sabato 26 aprile 2025

Fascismo e invidia del nulla

Avrei voluto parlare d'altro, ma in questi giorni non sembra possibile: gli argomenti sono ostinatamente due, il Papa e il fascismo e spesso sono strettamente intrecciati. 
Ho scritto che le dichiarazioni e le autocertificazioni di antifascismo sono inutili perché l'abbiamo visto benissimo cinque anni fa chi sono i fascisti e mi hanno risposto che sono ridicola a rivangare cose di cinque anni fa. Loro invece sono ancora attaccati con unghie e artigli a quelle di ottant'anni fa.
Il problema è che io invece tendo a dimenticare, i ricordi di quei primi giorni di covid e degli anni che sono seguiti stanno sbiadendo e sfumano quasi nell'irrealtà. Invece io voglio ricordare, devo ricordare perché quello che è successo può succedere ancora. Perché quelli che denuncivano il vicino se usciva troppo spesso sono ancora fra noi, sono piene le nostre strade, li incontriamo ovunque. E i politici che sollecitavano le segnalazioni sono ancora in Parlamento. Il fascismo è subdolo, va oltre le etichette e te lo trovi davanti quando meno te l'aspetti. Spesso sgorga dall'invidia di persone che ci sono vicine, a cui vogliamo  bene.  Come è capitato a me, quando mi sono ritrovata di fronte l'astio di chi non sopportava il mio stile di vita. Ogni tanto li rileggo, quei messaggi, per ricordarmi, per non cascarci ancora. Perché ci sono persone che non andrebbero mai in palestra ma ti odiano se ci vai. Perché ci sono persone che indosserebbero sempre felpe e jeans sformati (ogni tanto anch'io) ma ti odiano se indossi il tailleur di Liu Jo. Perché ci sono persone che vogliono cenare presto e andare a letto presto ma ti odiano se torni tardi dal lavoro e ceni tardi. Ti odiano soprattutto se a cena mangi la pasta, se ti concedi un dolce e ti permetti di non ingrassare.
Per questo è sbagliato anche parlare degli eccessi di quel periodo: si minimizza quello che è stato davvero: la voglia di limitare le vite degli altri, di piegarle al proprio fastidio, alla propria invidia. E io voglio ricordarmi di non dimenticare. 

sabato 8 marzo 2025

Le mimose

Alla fine il problema sono diventate le mimose.
Fiori che si sbriciolano e sporcano, erano state trasformate nel simbolo di un futuro di conquiste di diritti. Le mimose rappresentavano tutto quello che era stato fatto e quello che sarebbe stato fatto, lungo una via veloce verso una serie di diritti e un'idea di libertà resa aggressiva dal passato opprimente. 
Poi, quando i diritti sono arrivati, la voglia di libertà si è sbriciolata in una miriade di pretese. È rimasta l'aggressività, quella di chi è stato imbrogliato, perché i diritti non sono una cosa facile da gestire. E le mimose sono diventate il simbolo di tutto quello che non si sa fare, di tutto quello che non si ha voglia di fare e nemmeno di imparare.



domenica 5 gennaio 2025

Come eravamo?

Ci sono volti che portano scritta sopra la nostra giovinezza. E li guardiamo cercando quei dettagli che ci riportano a noi, a quello che eravamo.
Il nostro amico se n'è andato. Da tanto tempo avevamo smesso di uscire tutti insieme, noi che per anni siamo andati dappertutto insieme. Le nostre vite si sono separate, disperse in direzioni diverse, verso problemi diversi. 
E all'improvviso sono riaffiorate quelle foto, che nemmeno ci ricordavamo di avere fatto, e ci hanno rimesso davanti noi stessi, come eravamo allora, con la nostra giovinezza così lontana e vicina al tempo stesso. 
Quando muore qualcuno, si porta via una parte di noi, ma ce ne restituisce anche un'altra. 
Ci siamo ritrovati ancora insieme, arrivati dai diversi punti in cui le nostre vite ci avevano spinto, riannodando fili che si erano interrotti. È stato facile raccontarci gli anni vissuti senza vederci e scoprire che potevamo riprendere a parlare dal punto in cui ci eravamo lasciati, potevamo parlarci come allora, come se non ci fossimo separati, come se di lì a poco le nostre vite non ci avrebbero risucchiato di nuovo. 
In qualche modo i ragazzi che siamo stati erano lì, ci guardavano, erano noi. E c'erano tutti, anche il nostro amico.