giovedì 13 agosto 2026

Una donna in carriera

Ieri sera ho rivisto "Una donna in carriera". Non lo rivedevo da molti anni e mi fa sempre piacere guardare le pettinature gonfie e le spalle esagerate. È bello osservare come eravamo quando eravamo giovani e forse non eravamo così felici come vogliamo ricordarci oggi, ma sicuramente ci siamo divertiti. 

In questo film c'è poi una scena in cui una tizia con la puzza sotto al naso chiede a Melanie Griffith se legga W, come se leggere W sia vergognoso. E Melanie Griffith risponde che lo legge, come legge tante altre cose, perché le idee geniali si possono trovare ovunque. E su queste letture, ripensate e abbinate, alla fine costruisce la sua carriera. 

Mi sono venute in mente tutte le volte in cui qualcuno mi ha detto che non legge un certo giornale, non guarda certi canali, non legge determinati autori. C'è persino chi (e non sono pochi) si vanta di non leggere la stampa italiana. Viene da chiedersi quando abbiamo iniziato a dare più valore alla puzza sotto al naso che al cervello, che comunque c'era anche sotto le pettinature coronate e sopra le spalle imbottite. 




martedì 11 agosto 2026

Agosto

Non sono una fan dell'agosto a Milano, della città deserta. La città deserta mi mette malinconia e a volte paura. Credo sia un retaggio di quando ero bambina e la città si svuotava, non restava più nessuno con cui giocare. 
Partivamo tardi, intorno al 4 agosto, che adesso sarebbe presto, ma allora non c'era più nessuno, il cortile era deserto e restavano solo i ricordi dei giochi di qualche giorno prima. Non vedevo l'ora si partire. Facevamo vacanze bellissime, in posti sempre diversi, che oggi conoscono tutti e allora solo pochissimi. Mi annoiavo a morte, perché non conoscevo nessuno e non avevo nemmeno voglia di conoscere quei bambini, che non sapevo da dove venissero e che sarebbero tornati nel loro oblio dopo una decina di giorni. Per i miei genitori era inconcepibile che la mia socialità scomparisse completamente durante le vacanze. Fatico anch'io a capirlo adesso, ma allora era così e affogavo la mia voglia di tornare a casa, ai miei amici di sempre, in bagni solitari e silenziosi. Eppure le vacanze in cui riuscivo a rompere quel mio muro di solitudine sono tra i ricordi più belli di quei giorni al mare, tanto aspettati e poi detestati. Invidiavo gli amici che andavano al paese dei genitori e ritrovavano i cugini come compagni di giochi. Invidiavo le amiche che andavano in posti banali, sempre gli stessi, e ritrovavano gli amici degli anni precedenti. Aspettavo la mia vita di sempre, che mi sembrava bellissima, e facevo progetti per il nuovo anno, che sarebbe iniziato a settembre. 
I nostri giorni di mare sembravano eterni, ma in realtà erano pochi e la vacanza si concludeva con una manciata di giorni in giro, a visitare città e paesi. Quella era la parte della vacanza che preferivo, nonostante i lunghi tragitti in auto, ad ascoltare sempre le stesse cassette, che ci riportavano immagini di un anno appena trascorso. 
Ho iniziato ad apprezzare le vacanze e le lunghe giornate di mare quando ho iniziato a trascorrerle con mio marito. Le aspetto durante l'anno, come aspetto i nostri viaggi e persino le vacanze in montagna. 
Di solito partiamo intorno al 10 agosto e la città mi mostra ancora il volto deserto di quei giorni da bambina. La detesto come allora, sento la stessa malinconia che scompare nel momento in cui metto piede in un aeroporto. Siamo tornati anche in alcuni di quei luoghi stupendi e sono riuscita finalmente ad apprezzarli.
Dicono che adesso la città non sia più così deserta e io invece vedo i ristoranti chiusi, I negozi chiusi, vado nell'unica palestra aperta. 
In quest'estate triste del 2026 non aspetto nemmeno il momento in cui anch'io mi butterò nella mischia delle vacanze. Mi godo l'idea di una passeggiata sul lago, una cena nell'unico tra i nostri ristoranti preferiti che sia ancora aperto. E intanto mio padre mi chiede quando partiremo. Rispondo in modo evasivo. Lui lo sa che non partiamo per lui, ma non voglio dargli il dispiacere di dirglielo. Glielo devo per tutte quelle vacanze, in luoghi bellissimi, che gli ho rovinato, quando la cappa di misantropia mi avvolgeva, davanti a un mare sconosciuto. 



giovedì 23 luglio 2026

La maternità

La Fagnani mi è simpatica e proprio per questo mi è dispiaciuto quando mi è apparso il reel dell'intervista in cui Marzullo le ha chiesto se le sia mancato un figlio. Mi è dispiaciuto perché credevo che la Fagnani fosse una persona simpatica e ironica, capace di rispondere anche alle domande che lei fa a Belve. Perché è vero che quella di non rispondere è sempre un'opzione, ma è l'opzione che butta un'ombra un po' triste su chi la sceglie. E lei ha scelto di rispondere senza in realtà farlo, rimproverando l'intervistatore per una domanda a suo parere retrograda e perché secondo lei la maternità si esplica anche con gli amici e i cani.
Si diventa però madri anche nel 2026 e anche nel 2026 le donne devono fare i conti con l'essere o non essere madri. Non so se capiti anche agli uomini di dover fare i conti con la paternità, ma credo di sì. 
Io sono una donna e c'è stato un tempo in cui mi è mancato, e molto, non avere figli. Poi la mancanza si è affievolita, stemperata da tutte le cose che posso continuare a fare. Forse tornerà più avanti, tra qualche anno, magari quando sarò in un letto d'ospedale e nessuno verrà a trovarmi. Ma forse non verrebbe nessuno neanche se avessi dei figli. Perché immaginiamo i figli che non abbiamo avuto come degli esseri meravigliosi, capaci di ereditare le nostre migliori qualità e di evitare i peggiori difetti. E invece ci deluderebbero, come possono deludere solo le persone che amiamo di più e come un cane non deluderebbe mai. 



martedì 2 giugno 2026

Il primo voto

La retorica che si sta consumando oggi sul voto delle donne è stucchevole.
Mia nonna fu una di quelle prime donne al voto, eppure non ci avevo mai pensato, prima di vedere il film della Cortellesi. Perché mia nonna ci raccontava moltissime cose: del suo primo giorno di scuola, del suo matrimonio in una chiesa bombardata, della guerra e dell'odiata divisa, che rendeva tutti uguali, del suo lavoro in una sartoria. Ma non ci parlò mai di quel suo primo voto e probabilmente non ne parlò perché non aveva niente da dire, perché non fu un'emozione più di quanto non lo fosse il rinnovo della carta d'identità. Eppure votò sempre perché per lei il voto era un dovere prima che un diritto e lo prese  sempre seriamente. Ricordo ancora i giornali aperti sul tavolo del suo soggiorno e le domande che faceva a mio padre. Perché non voleva sbagliare, perché voleva che il suo voto, che era solo in mezzo a una miriade di altri voti, fosse ragionato. Altrimenti avrebbe votato ma senza aver fatto il proprio dovere. 
E per me, che considero il voto solo un diritto e se qualcuno non vuole esercitarlo, è solo una sua legittima rinuncia, è estremamente noioso sentire persone che blaterano di voti e di conquiste, e poi si recano al seggio, armate soltanto dalla loro religione politica e dalla loro intolleranza verso chi segue altre strade di pensiero. 



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venerdì 20 marzo 2026

Quello che mi hai insegnato

C'è un momento in cui ti accorgi che quasi tutto quello che sai fare te l'ha insegnato tuo padre.
Sono gesti inconsci, che ti stanno addosso dall'infanzia, da quando forse non sapevi mettere insieme un pensiero compiuto. Immagini sfocate, di cui resta la sensazione di una felicità confusa. 
In questi giorni sto ritrovando mio padre in tutto questo, nei gesti che faccio abitualmente e che non ricordavo di avere imparato in un giorno lontano. C'è qualcosa di lui che sarà sempre dentro di me.



domenica 22 febbraio 2026

Vecchie fotografie

Le vecchie foto sono lì per ricordarci tutto quello che eravamo e che gli altri sono stati per noi.
Poi ogni tanto spunta una faccia che non ricordiamo più e allora significa che siamo diventati quello che siamo anche per quegli incontri e per quei momenti insignificanti. Siamo diventati quello che siamo anche per quello che abbiamo dimenticato.



venerdì 9 gennaio 2026

Crans Montana

È stata la prima notizia che ho letto quest'anno quando, appena sveglia, ho guardato il telefonino. La prima notizia di un anno che è iniziato nel peggiore dei modi. Una notizia orribile che stride con la bellezza e l'allegria che emerge dalle foto di questi ragazzi, felici e spensierati, con la vita davanti. 
Quello di Crans Montana è un incubo che non lascia spazio ad altro. È un orrore che mi richiama alla mente ricordi di quando ero troppo piccola per avere memoria, ma che mi porto dentro perché mi sono stati raccontati così tante volte e perché ho visto i segni che hanno lasciato. 
E insieme all'orrore crolla il mito di un paese sicuro, di un paese efficiente, con norme certe e cittadini che le rispettano. Un paese che dice quando si può tirare lo sciacquone del gabinetto e quando far andare la lavatrice, ma che è crollato davanti al rispetto delle sue stesse regole e dri suoi controlli, come credevamo che potesse succedere solo da noi.



sabato 22 novembre 2025

Film

Ieri sera abbiamo visto "30 notti con il mio ex". Sono stata io a insistere, perché avevo voglia di una commedia, di qualcosa di divertente, che mi tenesse sveglia fino alla fine, in un venerdì sera in cui ero già assonnata. 
Qualche battuta ogni tanto, per il resto una noia, un film senza senso. 
Un film può essere bello senza essere cultura, restando solo intrattenimento, ma se è brutto è inutile tirere in ballo la cultura, sarebbe meglio fare meno film e farli meglio. 
Mi è tornato in mente il libro su Dina Galli, che ho appena finito, il suo bisogno di autofinanziare i suoi spettacoli o di trovare qualcuno che li finanziasse. Sono convinta che anche oggi, se ci fosse questa necessità, ci sarebbe più impegno per la qualità di quello che si produce, meno spreco in film che non valgono la pena, meno storie basate sul nulla. Purtroppo invece c'è solo la voglia di fare un film tanto per farlo, per non farsi dimenticare e non perdere altre forme di guadagno. Il bisogno che un film si autofinanzi forse risolverebbe anche il problema dei film che non di riescono a vedere perché stanno fuori troppo poco, oppure perché vengono proiettati in orari improbabili. Credo che niente abbia fatto male al cinema come fargli perdere il contatto con chi i film dovrebbe (vorrebbe) vederli.


sabato 25 ottobre 2025

In comune

 Ieri in comune. 
"Hai l'appuntamento per rifare la carta d'identità?"
"Sì, alle 11:30."
"Hai la foto?"
Vorrei chiedere perché non ci diamo del lei, visto che non ci conosciamo, ma decido di evitare tensioni prima ancora di ricevere il biglietto per l'attesa. 
Anche l'uomo prima di me e quello dopo hanno l'appuntamento alle 11:30, ma c'è solo uno sportello aperto e una carta d'identità richiede circa mezz'ora. Aspettiamo. 
Poi entra un uomo e dice di aver perso i documenti. 
"Hai l'appuntamento? No? Allora devi prenderlo e poi tornare."
"Ma c'è solo fra tre giorni, io ho bisogno un documento!"
"Devi avere l'appuntamento."
La donna accanto a me esplode, perché anche lei ha smarrito i documenti e da due giorni la rimbalzano da un ufficio all'altro e si sente clandestina. Ed entrambi si avvicinano allo sportello, perché senza un documento non possono andare da nessuna parte e hanno bisogno il documento per fare qualsiasi cosa. La denuncia non basta, non serve a niente, perché con la denuncia non si può fare nulla. Hanno fatto code e perso giornate di lavoro e questo documento sta venendo a costare una fortuna. L'uomo vuole un certificato con cui dichiarano che non possono fargli la carta d'identità. La donna vuole parlare con il responsabile. 
Quando me ne vado, sono entrambi ancora davanti allo sportello, rivendicando il diritto a un'identità bloccata dalla burocrazia. Non so come sia finita, ma l'assurdità di questa situazione mi è rimasta addosso.



venerdì 10 ottobre 2025

Sussidi

Per chi vive di sussidi e di finanziamenti statali la distruzione del negozio di chi lavora per vivere è un evento senza importanza. La visione cambierebbe sicuramente se solo si rendessero conto che sono le tasse pagate anche da quel negozio a rendere possibile il loro sussidio o il loro finanziamento statale. Ma vivere di sussidi e finanziamenti disabitua a ragionare.



domenica 28 settembre 2025

Le cose finiscono

Doveva succedere prima o poi: le cose finiscono.  E così,  nella prima cena dopo le vacanze, Edoardo ci ha detto che molto probabilmente chiuderà il suo ristorante. Perché ha investito tanto e i risultati non sono stati quelli sperati. Perché la gente preferisce meno qualità, meno sperimentazione, ma prezzi più bassi. Perché forse anche nella ristorazione è finita un'epoca, dovuta forse anche al fatto che le  persone hanno meno soldi. 
I tempi cambiano, le cose finiscono, ma è quando finiscono che mettono malinconia. 
Edoardo è giovane, farà altro, ha già iniziato. Ma io ricordo le nostre prime cene da lui, la scoperta di questo ristorante nuovo che aveva coinciso con l'inizio del mio nuovo lavoro, di un periodo nuovo e felice anche per me. Ricordo il suo entusiasmo quando ci parlava di questo progetto, la sua voglia di fare, la giovinezza di crederci. 
Il mondo va avanti, le cose cambiano,  finiscono e riprendono diverse. Magari dopo mi piaceranno di più ma per ora la fine mi mette malinconia. 



venerdì 26 settembre 2025

La bolla

Io sono stanca di sentir parlare dell'impegno dei giovani e di sentir dire che dovremmo ascoltarli, mentre ripetono frasi inculcate da adulti, su eventi che non conoscono e che non vogliono conoscere, nonostante la disponibilità  di informazioni che potrebbero trovare muovendo un dito, perché si fermano alla versione che altri hanno preparato per loro. 
Preferisco i giovani che vivono nella loro bolla adolescenziale, quelli che durante una manifestazione tornano a casa o restano in giro, lontano dalla manifestazione, approfittando per divertirsi con altri ragazzi come loro. 
Preferisco il giovani non impegnati, che sono giovani e basta. Anche perché quando la bolla si rompe, si rompe per sempre e è impossibile tornarci dentro,  per quanto lo si voglia. 



sabato 30 agosto 2025

Uova

Continuo a leggere post e articoli sul festival di Venezia che parlano di vari argomenti, soprattutto vestiti, ma quasi per nulla dei film. Alla fine diventa anche noioso leggere, perché   non si riesce a capire la cosa più importante: quali saranno i film che varrà la pena vedere quest'autunno?
E allora resta solo il discorso di Woody Allen, il solito discorso breve e un po' balbettato, che non c'entra con Venezia, ma che in pochi minuti smonta il festival e tutta la sua retorica di finto intellettualismo. Perché lui è un regista e ama i film al punto di apprezzare "Guerra e pace" e di vederlo tutto intero anche se dura 7 o 8 ore. Proprio lui, che fa film che ne durano a malapena due. E proprio perché è un regista, dice di non avere mai avuto nessun intento politico o intellettuale. Lui ha fatto intrattenimento e ha parlato di persone, il che, per una questione di fortuna, gli ha portato il successo. 
Io invece credo che sia più che altro una questione di uova.



domenica 17 agosto 2025

Spiagge

Una volta andavamo solo nelle spiagge libere, perché le spiagge con gli ombrelloni e le cabine ci sembravano una cosa da vecchi. Erano le spiagge dove andavano i nostri genitori, invece a noi bastava un telo, da stendere sulla sabbia. E quel telo, piegato nella borsa e spiegato davanti al mare, ci faceva sentire molto liberi, come il costume che si asciugava addosso. Erano estati di sole a picco e gli unici momenti di ombra erano quelli in cui andavamo al bar a pranzare, oppure in un ristorante. Perché ai tempi pranzavamo, sicuramente più di quanto facciamo adesso. 
Ad un certo punto abbiamo pensato di acquistare un ombrellone e il prezzo di un ombrellone, paragonato al costo di una giornata in spiaggia, ci faceva sentire molto furbi e ci dava gioia sistemare i nostri teli sotto quell'ombra, che era sempre troppo stretta. A volte poi l'ombrellone volava, al primo soffio di vento, anche se l'avevamo fissato a un sasso e gli avevamo comprato la punta, perché affondasse bene nella sabbia. Oppure c'era qualcuno, spesso famiglione numerose, che si addossava troppo, anche se c'era spazio. 
Un giorno, su una bella spiaggia del Salento, trovammo un grande spazio. Non c'era vento, piantammo l'ombrellone, sistemammo i nostri teli e non ci sembrava vero che tutto potesse essere così perfetto. Infatti non lo era.
Dopo pochi minuti comparve il pitbull, con il suo passo veloce, la mascella serrata. Con le zampe spostò i teli, infilò il muso nella nostra borsa, poi si diresse verso un altro ombrellone, dove una famiglia, vedendolo arrivare, si affrettava a sbaraccare. Perché quando la spiaggia è di tutti significa che il più forte vince. 
Fu così che andammo nello stabilimento accanto, ritrovando il piacere, dimenticato dall'adolescenza, di prendere il sole sul lettino, insieme alla tranquillità del nostro spazio. E quando guardammo il nostro povero ombrellone, ripiegato nel suo fodero e appoggiato per terra, accanto all'ombrellone vero, che faceva un'ombra vera, sapevamo che non saremmo più tornati indietro. 



domenica 10 agosto 2025

Auto e età

"Io ad un certo punto ho tolto l'auto a mio padre," mi dice la mia amica.
Non so quali fossero le condizioni di salute di suo padre e quali le valutazioni che l'abbiano spinta a questa scelta. Spero però che non sia stata semplicemente una decisione basata sull'età e questo anche se  non penso che l'età sia un numero e basta. L'età è quella che abbiamo e sono inutili i tentativi di sfuggirle usando il termine "più grande" invece che "più vecchio". È solo che non siamo tutti uguali e come non lo siamo a vent'anni non lo siamo nemmeno a ottanta. Credo quindi che le valutazioni debbano essere soggettive, basate su parametri che possono includere anche l'età, ma non solo. Ci sono persone che forse non avrebbero dovuto nemmeno prendere la patente e questo a prescindere dall'età. 
Sono impressionata dalle notizie di persone che imboccano l'autostrada contromano e mi chiedo come sia possibile, ma gli incidenti mortali avvengono per i motivi più svariati e con conducenti di qualsiasi età. Per esempio gli incidenti, altrettanto inspiegabili, alle barriere autostradali.
Togliere l'autostrada a qualcuno che l'ha usata per tutta la vita e per cui rappresenta un mezzo di libertà e di indipendenza, dovrebbe essere una decisione ponderata con molta attenzione, non un gesto arbitrario e violento. 
Lo stesso discorso vale per le limitazioni ai neopatentati. 


sabato 26 luglio 2025

È sempre questione di vestiti

Alzare la tapparella e ritrovarsi davanti una giornata grigia e piovosa che sembra novembre anche se è luglio è una delle cose che mi rendono più nervosa. È così da sempre e non posso farci niente: in estate voglio l'afa e il caldo. Poi in inverno ho imparato ad accettare la pioggia e il freddo, mentre chi non ama l'estate non si rassegna e continua a combatterla a colpi di lamentele, misurazioni fantasiose dei gradi, aria condizionata che simula le stesse temperature di quando, in inverno, alzano il riscaldamento oltre i limiti della vivibilità. Intanto continuano a girare, con scarpe da ginnastica e jeans, lamentandosi per il caldo.
E così ho ripensato a quando io ho iniziato ad accettare l'inverno. È stato quando ho imparato a scegliere i vestiti invernali, perché, anche se fa freddo e ci si deve coprire, si può farlo meglio. Meglio non è per tutti uguale, ma è quello che fa sentire una persona a proprio agio, che la fa sentire felice di svegliarsi e vestirsi per uscire, anche se il tempo non è quello che vorrebbe. Il vestito è una cosa seria, non solo perché indica come ti poni nei confronti degli altri, ma anche perché ti fa sentire a tuo agio o a disagio. Perché è quello che determina la tua giornata e può cambiare la percezione di quello che ti capita. In ogni stagione e senza tediare gli altri. 



domenica 20 luglio 2025

Modelli

Leggendo i giornali di questi giorni o ascoltando i notiziari appare nitida una certezza: riqualificazione significa sbarrare la strada alle macchine per mettere dei tavoli da ping pong al centro di piazze disegnate con i gessetti e abbandonate agli ubriachi. Oppure lasciare che l'erba cresca incolta, che proliferino i topi (che si chiamano biodiversità). O ancora disegnare piste ciclabili inutilizzate perché pericolose. 
Trasformare invece il territorio degradato delle ex Varesine nel Bosco verticale è una terribile speculazione, una voglia di miglioramento imperdonabile, una spinta verso l'alto (in tutti i sensi) che ispira disgusto. E da qui ripartono i giudizi razzisti contro i milanesi, che mettono in luce la tristezza di chi preferisce il basso, di chi pensa che ci si debba accontentare del peggio, ma poi scopre di non essere contento, perché se qualcuno va oltre gli rovina la gioia della sua mediocrità. 
Se ci sono stati degli abusi e delle irregolarità, è giusto che siano sanzionati, ma i moralismi che si stanno scatenando ora, senza nessuna prova o certezza, soltanto perché erano lì, pronti da tempo, in attesa di essere buttati fuori dimostrano solo tutti i limiti di un modello che, per fortuna, non è quello di Milano. 




sabato 12 luglio 2025

Abbigliamento e Scala

Da qualche giorno si parla del nuovo regolamento della Scala, che vieta canottiere, bermuda, infradito. Sono rimasta stupita perché ero convinta che queste regole già esistessero, che non si potesse entrare alla Scala vestiti da spiaggia. Mi stupisce anche che finora abbiano fatto entrare qualcuno con un abbigliamento del genere. E non perché la Scala debba essere un luogo per ricchi in abiti costosi, ma proprio perché si può essere vestiti in modo decente e adatto al luogo anche spendendo poco, anche riciclando vestiti di tutti i giorni. Sempre che si sia stati abbastanza lungimiranti da comprare vestiti decenti.
A me i vestiti piacciono e il discorso dei vestiti mi appassiona. Credo che vestire in modo adeguato al tempo e al luogo sia sintomo di quello che si è, di come ci si pone davanti alle cose e davanti a sé stessi. Da questo dipende anche il modo in cui le si vive. Tanti anni fa compresi che l'inverno diventava più bello se, invece di infagottarmi in abiti pesanti e informi, indossavo vestiti che mi piacevano, se cercavo gonne, maglioni e stivali, ma anche cappotti, che mi facevano sentire a mio agio e mi facevano odiare meno il brutto tempo. Chi odia l'estate e si lamenta per il caldo, forse dovrebbe sostituire i jeans e le scarpe da ginnastica con abiti di lino e scarpe leggere, che la rendono più sopportabile. Chi ama la Scala però dovrebbe rispettarla abbastanza da indossare abiti decenti. Che poi, cercare vestiti, è sempre divertente. 

domenica 6 luglio 2025

Estate

Il mese di giugno è stato bellissimo, un mese di sole, caldo, poca pioggia. Da qualche anno non c'era un giugno come questo e per me è stato come rinascere. Avevo bisogno di estate. 
Ma purtroppo l'estate dura poco e luglio promette già temporali e brutto tempo. 
Eppure a giugno, durante questo mese, sì molto caldo, ma arrivato dopo mesi di pioggia e un'estate, quella scorsa, costellata da temporali, c'è stato chi ha trovato il tempo di lamentarsi, fin dai primi giorni. Lamentele e gradi, spesso esagerati, indicati sulle bacheche di Facebook, quasi a volersela prendere con qualcuno per lo scandalo che in estate faccia caldo. Senza rendersi conto che lamentarsi per il caldo è da sfigati, soprattutto se si indossano jeans e scarpe pesanti. 
Io odio il freddo, odio la pioggia e le scarpe pesanti, ma non mi lamento ogni giorno per l'autunno e l'inverno, non propino i gradi e il numero delle precipitazioni. 
Mi piace vestirmi bene, con il lino è più facile che con i vestiti pesanti e da pioggia, ma cerco di rendermi più facili i mesi invernali cercando vestiti che mi piacciono, giocando con le giacche e accostando il nero a colori più vivaci. Perché chi ama l'estate è, per forza di cose, più solare. Chi non ama l'estate non ama i vestiti estivi, si lamenta ma continua a vestirsi in modo non estivo. Credo che non amare l'estate sia un problema più profondo, credo che nasconda un disagio d'altro tipo, che porta a non adattarsi e a immusonirsi e basta. 

sabato 5 luglio 2025

Nozze a Venezia

È passata una settimana dalle nozze di Bezos a Venezia, eppure i commenti non si sono ancora spenti. La maggior parte è esilarante: si parte dalla lotta di classe e si arriva fino alla volgarità dell'ostentazione della ricchezza. 
C'è chi dice che Bezos si è arricchito senza redistribuire nulla, dimenticando che anche organizzare un matrimonio monumentale significa redistribuire. C'è chi minimizza la sua donazione, perché tanto per lui vale come per altri un etto di focaccia, senza capire che la differenza sta proprio qui: è meglio che Venezia sia presa d'assalto da un turismo che si compra un etto di focaccia o dal riccone di turno, cha dà lavoro agli alberghi superstellati, nei quali altrimenti non andrebbe nessuno? 
Per me deve esserci posto per entrambi e se c'è il riccone che ogni tanto si sposa a Venezia, è più facile che si crei lo spazio anche per chi si compra un etto di focaccia 
La cosa più triste sono però i commenti sulle mogli di Bezos. Da un lato disegnano la prima moglie come una sfigata, mollata per quella più giovane e bella, saltando il particolare che la prima moglie è quella più giovane e che proprio lei si è già risposata e ridivorziata, con un menefreghismo tutt'altro che sfigato.
Della nuova moglie non si fa altro che parlare di quanto si sia rifatta e risiliconata, dimenticando il suo lavoro e, soprattutto, che rifarsi, come non rifarsi, dovrebbe essere una scelta di libertà individuale, una cosa molto personale, che non riguarda gli altri. 
Non è invidia sociale, dicono e ribadiscono quelli che hanno basato la loro vita sulle conoscenze esclusive, sugli eventi privati, sugli acquisti tramite il passaparola. Quelli che sono ricchi e nobili per nascita e che restano tali anche quando scendono in battaglia per la lotta di classe. Tutte le loro sicurezze fondano sull'aver imparato dalla nascita che non si dice "buon appetito" e nemmeno "piacere". Sono quelli che hanno sempre frequentato le persone giuste e che hanno la mentalità così aperta da riconoscere sempre la marca dei vestiti delle persone che hanno di fronte. Sono quelli che partecipano a eventi sfarzosi ma inorridiscono se Bezos usa la sua per organizzarsi il matrimonio. Sono quelli che stanno dalla parte dei più deboli ma non sopportano la mancanza di stile di chi, lavorando, si è arricchito. E verrebbe da far notare che lo stile, quello vero, ce l'ha insegnato un secolo fa una donna che si è arricchita con il suo lavoro, Coco Chanel.